Ma è veramente paura quella che fa dire basta ai campioni?

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Dit onderwerp bevat 14 reacties, heeft 6 stemmen, en is het laatst gewijzigd door  Dolfy 3 weken, 3 dagen geleden.

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  • #1602

    Mastic
    Sleutelbeheerder

    Max Biaggi e Carl Fogarty, a distanza di pochi giorni uno dall’altro, hanno annunciato che non correranno più.
    Pochi giorni fa in TV Paolo Casoli (ve lo ricordate, vero?) ha affermato di essere poco contento della scelta del figlio di correre in auto. E quando gli hanno chiesto di spiegare questa posizione, lui che ha rischiato di diventare campione del mondo della Supersport, ha semplicemente detto che con la maturità si cambia idea.

    Max Biaggi è stato 6 volte campione del mondo


    Carl Fogarty ha vinto 4 mondiali SBK, ma ha iniziato con le corse su strada (foto Christof Berger)

    A volte capita di parlare del TT dell’Isola di Man, e del fatto che Giacomo Agostini, che pure lo ha vinto più volte, a un certo punto sia diventato un detrattore di quella gara, giudicata troppo pericolosa. E capita di sentir dire che Ago in fin dei conti era un po’ fifone.
    Agostini?!? Uno che ha vinto dappertutto in un’epoca nella quale i circuiti erano Imatra, Spa, il Nurburgring? Un’epoca nella quale le protezioni erano ridicole, e cadere significava spesso farsi molto male.

    Giacomo Agostini alla Mototemporada romagnola, nel 1969 (foto Ligabo)

    No, il nodo non può essere la fifa. Credo che il rapporto che molti piloti hanno con il rischio è all’insegna della razionalità.
    Faccio una cosa (correre) perché mi appaga enormemente e perché il rapporto fra ciò che ne ottengo e il rischio che corro, pende a favore di ciò che ottengo. Questa è un possibile approccio.
    L’altro che mi viene in mente, è che corro perché non posso farne a meno. Per una serie di motivi. E allora, presa la decisione di correre, i rischi li conosco e li metto da parte.
    Ecco come si fa il tempo in prova dopo aver visto una persona in terra svenuta, con gli arti in posizione innaturale. Passi le bandiere gialle e ti lanci per un nuovo giro veloce. E dalla mente sparisce ogni pensiero. Hai solo la concentrazione su ciò che stai facendo.
    Ecco perché dopo che ti sei fatto male, dici subito che vuoi tornare. Perché lo sapevi da prima che poteva succede. E ora che è successo, non ti cambia nulla nel tuo approccio; non hai acquisito un’informazione che ti mancava. Quindi continuerai a correre.
    Ciò non toglie che i rischi è razionalmente giusto cercare di limitarli al massimo. E infatti i piloti sono molto attenti (di solito) alle protezioni, e a che tutto sia curato con la massima attenzione. Ed ecco che uno come Agostini può aver sentito l’esigenza di dire: ma io perché dovrei correre ancora il TT? Così come, anni dopo, saranno Roberts e Ferrari a guidare una protesta clamorosa sulla linea di partenza del vecchio Nurburgring.

    Fin qui quello che succede quando va tutto bene. Quando siamo nel solco di qualcosa che sta funzionando.
    I casi di Biaggi e Fogarty però sono diversi; sebbene si parli di ex piloti che si divertono a gareggiare in altre specialità, senza la pressione di una volta.
    Però ha stupito molte persone il fatto che due grandissimi campioni che hanno corso e vinto ovunque, senza avere mai paura, oggi dicano basta con le corse.
    Sapere cosa giri realmente nella loro testa è impossibile. E sebbene Foggy abbia convinto poche persone con il suo annunciato ritiro definitivo, è vero che può succedere. Si cresce, si cambia.

    Carl Fogarty scherza sul suo profilo Twitter: sarà vero che vuole smettere con le moto?

    Quello che probabilmente è successo a molti sportivi che hanno chiuso di botto e definitivamente, è il cambiamento degli obiettivi nella vita. A quanti di noi è capitato di chiedersi all’improvviso perché abbiamo dedicato tanta parte della nostra vita a un qualcosa che oggi non ci prende più?
    Diversamente ci sono le scelte prese con la razionalità. Non a caso Max Biaggi sul suo profilo Twitter ha pubblicato una foto nella quale lo si vede a spasso con i bambini per le vie di Montecarlo. Probabilmente la fame di vittorie di Max è appagata. Probabilmente la fase attuale della sua vita gli ha spostato le priorità altrove. Ma se risalisse in moto, Max, non dubitatene: sarebbe ancora lo stesso.

    L’immagine toccante postata da Max Biaggi sul suo profilo Twitter

    • Dit onderwerp is gewijzigd 1 jaar, 8 maanden geleden door  Mastic.
  • #1604

    Corrado71
    Bijdrager

    Cosa passi per la testa di quei tipacci non posso saperlo ma la cosa strana, che immagino tutti noi abbiamo provato, è che finché sei a casa hai sempre qualche neurone che si ribella al giochino idiota. Sei vecchio, come ti viene in mente di andare a limare il km o il grado di piega o il metro di frenata alle strade che hai fatto centinaia di volte. Poi ingrani la prima, molli la frizione e tutti i buoni propositi spariscono. Forse quello che succede è che il giochino non riesce più, arriva il momento in cui ti senti impedito e inizi a ragionare lucidamente anche con la visiera abbassata. A quel punto meglio farci solo passeggiate. Oh, spero il più tardi possibile.

    • Deze reactie is gewijzigd 1 jaar, 8 maanden geleden door  Corrado71.
  • #1606

    zio franco
    Bijdrager

    lui che ha rischiato di diventare campione del mondo della Supersport

    Ehm,lo ha proprio vinto ! è stato l’unico, per cui non poteva passare inosservato

    Albo d’oro piloti
    Anno Pilota Punti Motocicletta Squadra Note
    1997 Italia Paolo Casoli 145 Italia Ducati 748 Italia Gio. Ca. Moto

    Credo che tutti cerchino l’occasione,non la scusa perchè non ne hanno bisogno,ma proprio l’occasione per una uscita di scena degna
    Succede anche nel pugilato no ? è dura mollare una passione così grande,è impossibile smettere senza l’attenzione,attenzione non clamore,di chi ti ha seguito
    Stoner,Spencer l’hanno fatto a modo loro,non reggevano un ambiente che gli rovinava il piacere,glielo toglieva,faceva odiare
    Biaggi e Foggy forse cercavano l’occasione,anche i familiari,le persone vicine se gli vuoi bene,hanno il loro peso
    forse era giusto così
    forse ma forse ma si

    • Deze reactie is gewijzigd 1 jaar, 8 maanden geleden door  zio franco.
  • #1608

    claiot
    Bijdrager

    Credo che non ci possa essere una risposta univoca, sono persone differenti, con storie differenti.
    Il motivo per il quale ad un certo punto hanno deciso di appendere il casco al chiodo è differente per ognuno di loro.
    Ad esempio per Paolo Casoli, che conosco bene e che mi impressionò moltissimo quando lo vidi, ancora ragazzino, girare con la 125 al Mugello, ha senz’altro influito al suo ostracismo per le corse del figlio, la morte del fratello su una moto da cross.
    Sono esperienze che lasciano un segno molto pesante.

  • #1609

    Mastic
    Sleutelbeheerder

    Se si parla solo di smettere, ci si apre un mondo. Si smette per le motivazioni più differenti; ognuno a modo suo.

    Io invece mi riferivo espressamente al discorso sulla paura. Biaggi probabilmente si è sentito vulnerabile. E può darsi che in questa fase della sua vita, il senso di vulnerabilità gli risulti intollerabile. Anche perché forse, nel bilancio con le gratificazioni che si ottengono correndo, gli svantaggi oggi pesano di più.

    Questo intendevo quando ho detto che non si tratta di paura. Si tratta di una scelta razionale. Oggi per quello che sono e per quello che ho, correre non vale più la pena. Ma questo non significa che se vede una moto gli viene la tremarella. Significa solo che a freddo ha deciso che non ne vale la pena e basta.

    Serve una scusa per smettere?
    Sai Franco che non l’ho mai vista così? Credo che ragionevolmente ogni atleta, di qualunque livello, a un certo punto della sua carriera, oltre a tracciare un bilancio, pensa al suo futuro. Pensa alle cose che vorrebbe fare nella vita. Magari a quelle alle quali ha rinunciato per fare l’atleta. E inizia a prepararsi alla scissione fra la sua immagine di atleta, quella più conosciuta di fuori, e quella che lui stesso ha di sé. Sa che finirà l’atleta, e che inizierà una nuova vita.
    I più intelligenti smettono prima del calo di prestazioni. Smettono perché hanno voglia di regalarsi un’altra vita.

    • #1610

      zio franco
      Bijdrager

      Pensa alle cose che vorrebbe fare nella vita. Magari a quelle alle quali ha rinunciato per fare l’atleta

      Però la maggioranza rimangono nel giro,sembra che non solo non abbiano rinunciato a niente,ma non lo vogliono fare nemmeno dopo,rimanendo attaccati al cordone ombelicale

      Doohan per esempio,si è fatto male ma è sempre in giro,Falappa, e credo lo sarà anche per Biaggi e Foggy, i primi due forzatamente i secondi due razionalmente per scelta,ma rimangono nel giro vuoi perchè non sanno fare altro,vuoi perchè come i pugili,alla vita…alla bella vita ci tengono ma non sopportano l’idea di poter sparire da un giorno all’altro

      Cioè non è la “mia”fifa” ma la “loro” paura

      Poi c’è da ricordare che la testa di un campione viaggia ad altre velocità,sanasega che gli passa la dentro 😉

      • Deze reactie is gewijzigd 1 jaar, 8 maanden geleden door  zio franco.
  • #9728

    zio franco
    Bijdrager

    Se è la paura questo non la conosce 😉

    Troy, che partiva dalla pole position, conquistata grazie ad un giro che gli è valso anche il record del tracciato, riesce nell’impresa di mettere dietro di sé tutti gli avversari.

    CAMPIONATO ASBK dopo 4 round: 1. Herfoss punti 205,5; 2. Maxwell 176; 3. Bayliss 157; 4. Falzon 154; 5. Waters 148,5; 6. Staring 142,5.

    Niente è impossibile per Troy Bayliss. A 49 anni (compiuti lo scorso 30 marzo) il mitico australiano tre volte campione del Mondo è tornato al successo vincendo in volata gara 1 del quarto round del campionato nazionale a Hidden Valley, nei pressi di Darwin, nell’estremo nord del Paese. Bayliss torna sul gradino più alto del podio dieci anni dopo l’ultimo trionfo iridato, in Portogallo 2008: lasciò la scena da campione del Mondo, dominando le tre gare conclusive della stagione.

    Dopo aver sfiorato la vittoria già nel rounnd d’apertura a Phillip Island, Bayliss oggi ha coronato il suo sogno: non è mai troppo tardi, per i campionissimi come lui.

    LE GARE – Sul tracciato di Hidden Valley TB21 è scattato dalla pole position battagliando per tutti i sedici giri con Troy Herfoss, riferimento Honda: sul traguardo Bayliss l’ha spuntata per appena 204 millesimi, con Brian Staring (presenze anche in MotoGP) terzo a 690 millesimi.

    In gara 2 Troy stava riuscendo nell’impresa di replicare il successo di gara 1. Dopo 13 giri al comando però dei problemi tecnici alla sua Ducati 1299 Panigale l’hanno costretto a rallentare. Sul traguardo Bayliss chiude in settima posizione

    • #9733

      Mastic
      Sleutelbeheerder

      Ebbravo Franco, che recuperi anche le vecchie discussioni dormienti!

      L’avventura di Bayliss è fantastica e dimostra un sacco di cose. Dimostra quanto è importante la motivazione. E quanto sia poco importante l’età in certi sport.
      E’ un po’ un sogno che tutti vogliamo continuare a vivere; magari semplicemente attraverso di lui 🙂

  • #13636

    zio franco
    Bijdrager

    50 anni a Marzo (f@nculo ! 😉 )

    Troy sarà a Phillip Island questo fine settimana per il campionato Australiano ASBK, insieme a suo figlio Oli che a 15 esordirà in SS

    Userà il #32 perchè il classico 21 sarà di diritto di Josh Waters che da vincitore 2017 aveva preso l’1 l’anno scorso e quest’anno riprenderà il suo originario numero
    Il #32 comunque è il numero degli esordi nel Bsb

    Troy sarà costretto ad usare ancora la 1299 Panigale Final Edition perchè la V4 è arrivata solo a Dicembre e non c’è stato tempo di sistemarla. Rimandato l’esordio alla terza o quarta di campionato

    Intervistato,e qui torniamo in argomento,raccontava che tornare è stato faticoso,oltre che fisicamente,perchè finchè non riprendi il ritmo del fine settimana la mente dura fatica a riprendere gli automatismi,anche temporali.
    Poi devi raccogliere risultati,devi gratificarti per la convinzione di essere ancora veloce,competitivo,altrimenti demoralizza e basta

    Vai vecchio,a vederti vicino ai giovani sai tanto d’antico a guidare,però combatti per tutti noi,vecchi nostalgici, old crazy man 😉

  • #13638

    Mastic
    Sleutelbeheerder

    Ovviamente bellissima avventura quella di Bayliss. Quanto all’età, ho scritto 7 milioni di volte che il vero limite per un pilota è ancora nella testa. Anche se è molto difficile da anziani riuscire a guidare in maniera atletica come Marquez. Ma stiamo parlando del top del top

  • #13659

    Bobpezzadoo
    Bijdrager

    credo che non sia solo una questione fisica, il fisico è vero che con un allenamento continuo e un’alimentazione mirata, può in parte mascherare l’età. Ma qui si tratta di reattività mentale, stiamo parlando di decisioni prese in centesimi di secondi e i 50 anni come i 41 anni del mondiale di biaggi si sentono specialmente nei riflessi. I salvataggi di Marquez che hanno del miracoloso tra 10 anni non li farà più. E’ umano.

  • #13661

    Mastic
    Sleutelbeheerder

    Vale per le persone normali. Si. Ma ci sono persone baciate dalla fortuna che hanno una reattività nervosa degna di un ventenne. Visto con i miei occhi, facendo test specifici su atleti di ogni età. Un po’ sei baciato dalla natura, un po’ ti sei curato nella vita, un po’ ti sei sempre allenato e hai sempre stimolato questa tua capacità.
    Fidati Bob, l’unico vero e insormontabile problema legato all’età è quello della frequenza massimale cardiaca che scende. Ma spesso aumenta la gittata, il che in parte (solo in parte) compensa. Ma non è il motociclismo lo sport nel quale serve la frequenza cardiaca massimale. Quella serve negli sport dove la prestazione è concentrata in un arco di tempo ridotto (non troverete mai un centometrista veloce oltre i 35 anni (ricordo Marlene Ottey a 36, ed era un miracolo della natura – anche a guardarla però lo era…).

    Quindi, continuo a non stupirmi per le prestazioni di piloti come Bayliss. Per lui andare in moto forte è una cosa abituale. Lui lo fa con estrema naturalezza. Il suo corpo – che è comunque diverso da quello di un motociclista normale – lo fa con uno sforzo inferiore. E i suoi automatisti sono rimasti tutti lì. Quindi sale in moto e va come lui sa andare. Che non è più il passo di quando vinceva i mondiali, ma sta quel secondino sotto che nel mondiale lo relegherebbe dopo metà gruppo.
    🙂

  • #13667

    Dolfy
    Bijdrager

    Venderei il rene che mi è rimasto per andare in pista ed essere a metà gruppo, fosse anche solo nel CIV! Non so cosa spinge tipacci duri come i vari Troy Max o anche Vale a giocarsi la ghirba grattando saponette su asciutto e bagnato. So quanto mi ci è voluto anche solo per tornare in sella con una certa serenità dopo il botto numero 3 dell’inverno scorso. So però che al di la della moto spezzata in due (oggi avrei 6 mezze moto) e delle ossa rotte e legamenti stirati c’è ancora dentro di me (un assoluto medio man) uno stimolo irrefrenabile a srotolare manetta e kilometri, anche solo per passeggiare tutti i giorni. Se lo rapporto a quei “fulmini viventi” che ho nominato prima… trovo la quadra. Poi è logico abbassare le pretese e i limiti, va da se con l’età. Per adesso gas. Poi si vedrà!

    Ecco i miei 2 cents.

    Lamps

    Il Dolfy

  • #13668

    zio franco
    Bijdrager

    Trovata l’immagine col 32 quando vinse il Bsb con la 998 giusto nel 1998

    Ma tornando alla paura : tanto va la moto al largo che ci lascia il “mignolino” 😉

    Il vecchio ne ha disfatte due nel fine settimana,due Final edition in questo senso

    La prima nelle libere,la seconda in gara,fratturandosi un dito che necessita di intervento (se era quello buono adesso non ha più mignoli)

    Non certo impaurito l’annuncio è stato che tornerà in tempo per il Wakefield Park Raceway (22-24 marzo) nientepopodimenoche’ con la V4 presentata sull’isola di Filippo con lui in contumacia

  • #13669

    Dolfy
    Bijdrager

    Irriducibile, ci piace proprio per questo.
    Speriamo che gli durino le dita rimaste.

    D’altronde conosco falegnami meno fortunati.

    E non srotolano il gas!

    Lamps

    Il Dolfy

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