Sei di Firenze se sei stato almeno una volta da i' Gori

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This topic contains 5 replies, has 3 voices, and was last updated by  Mastic 1 month ago.

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  • #5503

    zio franco
    Participant

    Si i’ Gori come si chiamava noi,il mago del 2Tempi,delle Lambrette,poi delle Vespe e dei motorini,i 50ini elaborati palestra della mia generazione che nel ’68 si liberarono e conobbero il mondo delle due ruote come grande passione

    Il Gori lo faccio raccontare a lui,Giancarlo

    Gori Elaborazioni le cui origini risalgono all’ormai lontano 1958 quando, nella mia piccola officina sul Lungarno Cellini a Firenze, io e mio padre Vasco iniziammo ad elaborare le Lambrette 175 TV prima serie per poi dedicare le ns. cure alle Lambrette LI seconda e terza serie. Mi resi ben presto conto che questo tipo di motore era “ben predisposto” per essere sottoposto ad elaborazioni e fu così che iniziai a testare varie tipologie di elaborazioni sulla mia Lambretta personale ottenendo subito ottimi risultati.
    Molti miei clienti – viste le prestazioni del mio scooter – decisero così di vendere le loro moto per passare alla Lambretta. Essendo rivenditore autorizzato Innocenti, consegnavo loro le Lambrette nuove già elaborate: fu un crecente successo che diede origine alla moda delle “sfide” con le altre moto e con gli altri tipi di scooter.
    I miei clienti, settimana dopo settimana, diventavano sempre più numerosi e molti di essi, invece di andare a scuola, passavano intere mattinate nella mia officina a curiosare, ad “infarinarsi” di meccanica e a raccontare le loro avventure corsaiole.
    Fu allora che mi venne in mente di chiamare questo ormai folto gruppo di clienti/amici con il nome di “SCUDERIA GORI” con tanto di scritta e vistoso lampo rosso disegnato sulle bamdine laterali delle loro Lambrette e con lo stemma adesivo sullo scudo anteriore. Dopo circa due anni, visto il mio successo, anche un altro meccanico di Firenze iniziò ad elaborare le Lambrette ed ebbe così inizio una nuova era di sfide accesissime che avevano come teatro il raccordo autostradale della A1: sui cui circa 4 Km, quasi tutte le domeniche mattina, si svolgevano le sfide a cui spesso presenziava un folto stuolo di appassionati che tifavano per i propri beniamini. Fortunatamente erano tempi in cui il traffico era ancora molto scarso e le sfide potevano quindi svolgersi, a parte qualche blitz della Polizia Stradale, abbastanza regolarmente e senza incidenti.

    Non c’era una Lambretta,o Vespa che fosse “normale” ormai,non c’erano più “Betini” o Garellini che avessero il carburatore originale,nemmeno il mio Beta Camoscio tuttofare

    Per andare in gita,con la ragazza,a scuola col parabrezza e la sera al “metano” per giocarsi l’onore…

    Da quegli anni niente fu più come prima,un pezzo di scuola di vita lo si deve a quelle giornate in officina,alle serate in fuga dalla polizia,a smontare,rovinare e portare le macerie da i’ Gori per ricominciare daccapo…

    Cilindarata 92cc (alesaggio e corsa mm.48×51), fornisce la potenza di 15,6 CV a 9700 giri con compressione 11/1; cilindro con canna cromata, alimentato da un carburatore dell’Orto di 22,5mm.; Pistone Asso a due fasce delle quali la superiore a L.

    Le modifiche esterne sono chiaramente visibili, le gomme montate erano di marca Continental da competizione nella misura di 3,50/10. Il peso del veicolo era di appena 54 Kg.

    La velocità massima all’uscita del quarto di miglio è stata di Km/h 151,936 ed i 100Km/h da fermo si raggiunsero in 7 secondi e 6 decimi.

    Giancarlo oggi,sempre sul pezzo

  • #5505

    Anto
    Moderator

    Che bello Franco, non ho mai sentito parlare del Gori perchè a Firenze ci sono da appena 8 anni però posso immaginare la passione nel trascorrere le giornate in quella officina e apprendere cose utili, la meccanica nuda e cruda di una volta, le trasgressioni innocenti dallo scappare dalla Polizia 🙂

    • #5514

      zio franco
      Participant

      apprendere cose utili…… scappare dalla Polizia

      Appunto
      Siccome all’epoca avevano i Gilera 300,e quella pipetta della candela era “troppo” esposta per non fare gola al momento della fuga 😉

      Una volta delle tante il milite volle essere troppo goloso e mentre fermava me prese per un braccio l’altro,risultato io staccai la pipetta,mollò l’amico per un attimo che si dileguò e per rincorrere lui lasciò anche me,col risultato di perdere tutti e due

      A cosa serviva la pipetta fu una delle prime lezioni

      • #5525

        Mastic
        Keymaster

        E pensi di cavartela così? Questa merita un articolo. Ci sentiamo dopo sah… 🙂

  • #14764

    zio franco
    Participant

    E mi sono imbattuto per caso in questo ricordo dei miei primi anni a vedere le corse in salita

    Oltre all’Aspes Yuma questo era il sogno proibito,costava 450 mila lire quando il Betino li sopra costava meno di 100 🙁

    Ammissione a disco rotante,cambio estraibile,carburatore di serie di 18 ma in gara si arrivava a 24,17 mila giri visti coi miei occhi alla Olmo Molin del Piano,forcelline Ceriani evolutissime,freno Fontana ventilato
    Vinse tutto in Italia,ci corse anche Pierpaolo Bianchi
    Usciva di serie con 6 cavalli e 4 marce,ma si poteva immediatamente montare un 6 marce,termica di 60 cc,carburatore e anche il raffreddamento ad acqua
    Lo chiamavano “ingranaggino” perchè sulla primaria vennero montati due ingranaggi al posto della comune catena
    Sto parlando di fine anni ’60 primi anni ’70 eh,fantascienza !

    un pò di immagini che piacciono tanto

    Pubblicità della casa

    Un filmato dopo restauro per sentire il suono,la musica,ma che dico,la melodia

    Un filmato d’epoca della salita Isola del Liri,peccato manca il sonoro originale

    E vabbè,giusto per non perdere la memoria

    • #14766

      Mastic
      Keymaster

      Bello!
      Ma bello!

      Beh, racconto una storia anche io.
      Tanti tanti anni fa, da casa dei miei genitori, dietro la quale c’era un vialone lungo, ho sentito l’inconfondibile rumore di un 50 GP che provava delle partenze e allungava un po’ di marce.
      Sono sceso di corsa e ci ho trovato un tizio, simpatico, che provava a far andare la Kreidler 50 con la quale aveva vinto un campionato italiano qualche anno prima.
      Ci siamo messi a chiacchierare, e mi ha invitato a passare nella sua officina, a un chilometro da casa dei miei.

      Allora studiavo ingegneria (che ovviamente non ho mai finito), e masticavo di numeri. Quel pilota aveva qualche problema con il disco rotante, mi diede il numero di Jan Witteveen, che conosceva bene quella moto, e l’ingegnere olandese mi diede i valori per rifare un disco.
      Poi mi sono messo con il lamierino e il goniometro, e insieme abbiamo fatto un disco nuovo con la fasatura giusta. Il motore dopo andava benissimo e io sono diventato l’addetto a girare la ruota posteriore per avviarlo. L’urlo che beccavo in faccia ogni volta dallo spillo era eccezionale, anche se mi sa che mi ha un po’ compromesso le orecchie. Avevo l’uscita dell’espansione (senza silenziatore) diretta sul viso.
      Ho scaldato quella moto un sacco di volte, per il gusto di sentirla girare. Bella, bella, bella.

      Poi ho iniziato a lavorare in quell’officina, e quel meccanico mi ha insegnato tantissimo. Gli ho combinato anche un casino con un motore che stavo aprendo io. E lo abbiamo sistemato assieme di sera, senza che lui si sia incazzato con me, anche se è toccato aprirlo tutto per recuperare un bullone che mi era caduto dentro dal vano della catena di distribuzione (poi ho imparato a metterci uno straccio).

      Ecco la mia storia, uscita in questo pomeriggio assolato.
      Ah, quel pilota/meccanico si chiamava Livio Morbidelli. Era stato un gran bel pilota (uscivamo in strada assieme) ed era un gran bel meccanico. Ho detto meccanico, non montatore e smontatore di pezzi.
      Poi gli è uscito un figlio campione del mondo che guida tanto tanto forte (che non conosco).

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