Bayliss & Co: perché non stupiscono i vecchietti da corsa

La notizia del momento è che Troy Bayliss torna a correre. Lo farà nel Campionato Australiano Superbike. E sta facendo abbastanza notizia il fatto che il campione ormai sia alla soglia dei 49 anni. Si sente spesso dire che alcuni piloti sono sul viale del tramonto, perché prossimi ai 40. E si magnifica il fatto che Valentino Rossi sia ancora così competitivo nonostante i suoi 38 anni. Ma è veramente così stupefacente la cosa?
(Nell’immagine d’apertura Troy Bayliss nel 2007 – Foto Smudge 9000)

 

Un eccezionale caso limite: Robert Marchand a 105 anni, record dell’ora a 22 km/h (foto Geoffrey Franklyn)

Questa riflessione ce l’ho sulla punta delle dita da un sacco di tempo, e apro subito gettando il sasso grosso nello stagno: secondo me la longevità agonistica di certi anziani campioni non è per nulla stupefacente dal punto di vista fisico.

Un soggetto ben allenato, che per tutta la vita ha continuato a praticare un determinato sport, può avere un invecchiamento molto ritardato. Deve essere fortunato, certo, deve avere i componenti del suo corpo “costruiti bene”. Non deve insomma essere particolarmente soggetto a usura.  Perché alcuni atleti sono costretti a chiudere dal loro corpo che inizia a cedere: tendini, muscoli, ossa. A volte il cuore. Succede che alcuni nostri componenti si usurino, ma non tutti abbiamo una data di scadenza. E i casi di atleti molto longevi sono sempre più frequenti.

Succede perché nel tempo -ad esempio- sono cambiate le metodiche d’allenamento, e si creano meno danni involontari di quanti se ne creavano una volta. Poi c’è l’abitudine al gesto sportivo. Chi continua rallenta l’invecchiamento. Semplicemente perché il nostro corpo sente che non può fermarsi. Non può permetterselo. Al contrario, chi si ferma dall’attività sportiva agonistica quando è già in età avanzata, difficilmente potrà riprendere. Perché lo stop lo porterà a… invecchiare rapidamente. E il recupero sarà difficilissimo, se non impossibile.

Chi non si ferma però, chi non ha lesioni, chi non è usurato, può continuare molto a lungo. Persone baciate dalla fortuna, perché alla base sono state ben costruite da mamma e papà, con un patrimonio genetico ottimale. Sono state ben formate nell’età dello sviluppo, con una buona alimentazione e una buona attività fisica. Si sono curate tutta la vita, praticando sport, mangiando bene, evitando certi vizi. E hanno una componente fondamentale che non tutti abbiamo: il culo. Perché diventare vecchi stando bene è anche (forse anche parecchio) una questione di culo.

Valentino Rossi: chi l’ha detto che devo smettere?

Solo alcune cose cambiano inevitabilmente con il progredire degli anni, e non le metto in ordine d’importanza, perché credo siano tutte ugualmente decisive per uno sportivo anziano.

La prima è la velocità di recupero dopo uno sforzo estremo, come può essere una gara. Il 25enne il giorno dopo può fare un’altra gara, il 50enne no.

La seconda è la velocità di recupero dai traumi. Stesso discorso: Marquez cade continuamente e non si fa mai male. Ha una minore fragilità ossea, e i dolori delle botte gli passano prima.

La terza: più si invecchia, più cala la frequenza cardiaca massima, vale a dire il ritmo massimo dei battiti cardiaci raggiungibili. E scende parecchio: se un ventenne può agevolmente superare i 200 bpm, e può gestire una gara tenendosi sui 170 (dipende dallo sport e dalla durata della prestazione, ovviamente), un cinquantenne difficilmente supererà i 170-175 battiti, e articolerà la sua prestazione intorno ai 140-150. Sapete cosa significa questo? Parliamo di uno sport molto fisico, come la Kickboxing: sul ring un 25enne furbo presserà il 50enne, per portarlo a 170 battiti. A quel punto lui continuerà a giocare, mentre il 50enne avrà la lingua di fuori e sarà appannato.

Ci sono però delle contromisure. La prima è sicuramente l’esperienza. Lo sportivo anziano si gestisce, ha meno emotività (anche questa tende a far salire le pulsazioni e a bruciare energie), e se è un soggetto che si è sempre allenato, avrà un cuore con una superiore gittata ematica. Meno battiti, ma più quantità per singola pulsazione.

Dal punto di vista fisico, secondo me, il motociclismo è uno sport che prevede uno sforzo sicuramente importante, ma alla portata di un pilota attempato. A patto che sia molto allenato, che sia baciato dalla fortuna e che non si sia mai fermato.

Ovviamente bisogna adattarsi. La guida di corpo di Marc Marquez, che salta da una parte all’altra della moto, mostrando un grado di atletismo incredibile, sarà preclusa a un anziano. Ma sarà preclusa in buona parte anche a un pilota giovane con una corporatura più massiccia, che tenderà a sfruttare altre peculiarità del suo fisico, applicandole alla guida.

Kevin Schwantz (a destra), sul podio della 8 Ore di Suzuka a 49 anni nel 2013 (foto bluXgraphics)

Il calo allora, quando c’è, secondo me è più motivazionale o mentale. Una volta negli sport motoristici si vinceva più in là negli anni. Muller nel 1955 vinse il Mondiale 250 a quasi 46 anni. E nel 1975 Fangio vinse in Formula Uno a 46 suonati.
Oggi i fenomeni, a parte i citati Bayliss e Rossi, sono campioni come Max Biaggi, che a 44 anni ha fatto un ritorno più che competitivo in Superbike Mondiale. E Kevin Schwantz, che a 49 ha fatto parte dell’equipaggio finito terzo alla 8 Ore di Suzuka del 2013 e che l’anno successivo ci ha riprovato, fermato poco dopo il via solo dalla caduta disastrosa per la moto del suo compagno di squadra Aoki (allora 41enne), caduto mentre era in testa, distruggendo la moto.

Dunque, oggi la vita agonistica dei campioni del motore è più breve, ma siamo sicuri che il problema sia fisico? O c’è magari uno stress superiore che li logora, e fa venire loro voglia di smettere? Mi vengono in mente Casey Stoner e Nico Rosberg.

Quello che stupisce nei campioni avanti con gli anni, e molto, è l’aspetto mentale e motivazionale. Perché con gli anni di gare, passa sicuramente lo stimolo. Passa la voglia di mettersi in gioco, passa la voglia di affrontare situazioni al limite dell’affrontabile. Perché servono tanta tanta aggressività e forza d’animo per affrontare una guerra come può essere una gara di MotoGP. Passa la voglia di rischiare, soprattutto se ci si è già fatti male.
È vero che a volte subentra la noia, l’incapacità di vivere una vita normale, senza stimoli adrenalici potenti, magari anche lontano dai riflettori. E allora, per favore, dammene ancora un po’. Ancora un giro di giostra, please!

E così ci sono campioni che non vogliono chiudere. Per loro è molto importante tenere in considerazione l’età anagrafica, evitare gli stress non necessari, farsi aiutare da professionisti nella preparazione, rispettare il loro corpo e stare attenti a non farsi male. Tutte cose che si possono fare con l’esperienza. Che è proprio il loro patrimonio più grande.

 

P.S. Non per legittimare i contenuti di questo articolo, che contiene solo mie libere elucubrazioni, liberamente confutabili, ma per rispondere alla eventuale curiosità di qualcuno che dovesse essersi chiesto da dove ho attinto le nozioni espresse, aggiungo che in una vita parallela a quella del giornalista-motociclista, sono stato atleta agonista di kickboxing fino a 2 anni fa, specialità sportiva della quale sono anche istruttore. Perdonate questa parentesi personale.

Home Forum Bayliss, Rossi, Schwantz e Biaggi: i veri limiti dell'età

Questo argomento contiene 4 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Mastic 3 mesi, 3 settimane fa.

  • Autore
    Articoli
  • #6087

    Mastic
    Amministratore del forum

    Era un sacco di tempo che volevo scrivere questo articolo.
    La notizia di Bayliss che torna a correre mi ha dato il la. Dunque, sarà perché -per ovvi motivi- difendo anche teoricamente la competitività degli atleti attempati, ma sono convinto che l’età non sia un problema insormontabile per un campione che voglia continuare a correre. Ovviamente tutto è relativo.
    40 anni sono diversi da 50. E poi, l’invecchiamento si può ritardare molto, ma alla fine arriva. Magari di botto. Però, non sono stupito, come dico nel titolo dell’articolo in home page, da certi campioni che continuano la loro carriera, anche con successo.

  • #6091

    Bobpezzadoo
    Partecipante

    Credo che a 49 anni le competizioni in moto debbano essere solo amatoriali, per quanto ami Troy Bayliss, credo che campionati duri come l’sbk australiana dove le sportellate sono più numerose che in campionati più blasonati siano ad appannaggio di piloti molto giovani che sono veramente affamati di riflettori.
    Su 4 ruote l’età per competere è sicuramente più alta, vedi la formula Indy con piloti anziani.

    Sogno, ovviamente, un ritorno alla grande di Troy, però le sue ultime apparizioni in SBK facevano saltare all’occhio un’impostazione in sella old style con busto più eretto e meno funzionale di quello di questi ultimi anni. Le moto cambiano e chi si adatta prima ai cambiamenti ha un vantaggio enorme. Cambiando campionato Marquez, figlio dell’elettronica, ha inventato un nuovo modo di guidare. A Bayliss tutto questo mancherà.

    • #7371

      Bobpezzadoo
      Partecipante

      ovviamente Troy mi ha smentito alla grande e ne sono felicissimo, la domanda di tutti è questa: lui è un fenomeno ancor più grande di quello che pensavamo oppure il livello della ASBK è modesto. Non stiamo parlando di Rossi e i suoi 39 anni, stiamo parlando di 10 anni in più che in questo sport sono una enormità.

      Cmq grandissmo Troy, io lo adoro

      • #7372

        Mastic
        Amministratore del forum

        Quello che penso io te l’ho scritto chiaro e tondo 😉

  • #7365

    Mastic
    Amministratore del forum

    E questo torna d’attualità: Bayliss terzo in prova a Phillip Island 🙂

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