Che forza l’Endurance a 12 pollici!

4 ore di gara interrotte solo dai rifornimenti, 200 km. Il tutto su una Pit Bike con motore da 200 cc. Il vulcanico Federico Natali ha fatto anche questa esperienza, al fianco di piloti blasonati e di giovani scapestrati che con le Pit vanno come missili. Pilota e direttore sportivo del team che porta il nome della trasmissione televisiva di SKY AutomotoTV, Sfida da Bar, Federico ci racconta in prima persona un’esperienza che lo ha entusiasmato
(Nell’immagine d’apertura Francesco Grillandini – foto Nivolafoto di Francesco Bruciamonti)

 

Ruote da 12″ e motore da soli 200 cc, ma con le pit bike si va fortissimo, come racconta Federico Natali

Il giorno della verità è arrivato!
Siamo sul Circuito Tazio Nuvolari a Pavia, per la prima tappa del Campionato Mobster Series 2018, il challenge riservato alle Pit Bike. Ebbene si, mi occupo anche di queste, perché sono il direttore sportivo dello Sfida da Bar Racing Team. Ma… ma… il calendario prevede la prima e l’ultima prova in versione Endurance. E io, in virtù dei miei trascorsi nel Mondiale di duraa, sarò in gara! Solo per queste due prove, perché nelle altre gare più brevi, quelle in stile time attack, lascerò il manubrio nelle mani di piloti più giovani e più performanti sul giro secco.

La gara si annuncia combattuta. Oltre a me sono stati invitati al debutto di questo Campionato altri piloti provenienti dal Mondiale Endurance. Ci sono i miei due ex compagni di squadra, Niccolò Rosso e Andrea Boscoscuro, quest’anno impegnati nella R1 Cup. E poi Luca Scassa e Michael Mazzina, appena rientrati dalla 24 Ore di Le Mans.

3 piloti, 3 moto, 4 ore di gara. Avevo già previsto di far girare il più possibile i miei due compagni di squadra: Francesco Grillandini, con un passato di gare sugli scooter, e Tommaso Ceragioli, esperto pilota della categoria Pit Bike. Entrambi sono molto più giovani del sottoscritto, e li avevo selezionati appositamente.

La mattina della gara però, durante il briefing iniziale, la direzione ha deciso un cambiamento radicale del regolamento: tutti i piloti di ciascun equipaggio dovranno correre l’intera gara, e la classifica finale sarà calcolata sommando i punti di ognuno.

Una notizia shock per me: dovrò farmi 4 ore di gara. Subito è arrivata anche una seconda brutta notizia: viene comunicato che gli equipaggi saranno formati da due piloti. Nel nostro caso quindi, la coppia Grillandini-Ceragioli era già a posto, mentre io mi sarei trovato a correre da solo, sperando di arrivare il più avanti possibile, perché non avrei avuto i punti del compagno di squadra da sommare.

Il personale al box era completato dal… papà di Federico!

Ore 10. Iniziano le due ore di prove libere. Dentro tutti, tranne me.
Proprio un bell’inizio. La mia moto, nuova immacolata, non si avvia. Si smanetta un po’ il carburatore, cambiamo il getto del massimo, e finalmente entro anch’io. È dal 2008 che non corro in questa categoria, devo riprendere le misure. La sensibilità di risposta della Pit è sconvolgente. Pensi di staccare ed entrare, e lei lo ha già fatto.
Tempo! Ho bisogno di resettare tutti i miei riferimenti, rientro ai box e mi fermo a ragionare. Vado a curiosare sullo schermo dei tempi. Imbarazzante: sono penultimo a 15 secondi dai primi!!!

La gara di oggi sarà divisa anche per categorie, 160 e 190 di cilindrata. I primi classificati hanno tutti la 160. Nomi sconosciuti rispetto ai piloti esperti citati poco fa. Semplicemente, sono ragazzi (e una ragazza in particolare), che vanno forte sulla Pit Bike e stanno letteralmente facendo il vuoto dietro. Do un’occhiata ai miei due piloti, ora divenuti miei avversari, visto che corro da solo. Vanno forte anche loro, sono entrambi nella top ten su 22 partecipanti.

Rientro in pista, pensando che devo darmi una svegliata. Prendo qualche scia, ma… niente non riesco a starci. Aspetto un gruppetto per copiare, ma anche così mi vanno via tutti. Non capisco, sembra che la moto fatichi a uscire dalle curve, facendomi perdere metri su metri ogni volta. Rientro ai box più confuso di prima, vado dal mio meccanico e… scopro di avere il rapporto finale lungo!
Che salame, presa la moto nuova, non ho pensato a niente e sono entrato. Si cambia la corona e rientro, ma manca pochissimo alla fine delle prove. Faccio due giri, tolgo 5 secondi dal mio tempo, ma partirò comunque penultimo.

La partenza è prevista per le 13.30 e come per tutte le Endurance che si rispettino, si partirà con le moto a spina di pesce lungo il muretto dei box, tenute in piedi dal meccanico con il motore acceso. Si parte correndo a piedi, si salta in sella, prima dentro, anzi in su (come in tutte le pit bike) e gas. Partiti!

Me la cavo benino, e alla prima curva ne ho già ripreso qualcuno. Devo bruciare le tappe di adattamento al nuovo rapporto finale, ma so anche che le Pit Bike non sono fatte per percorrere 200 km tutti d’un fiato, quindi modero un po’ l’irruenza dei primi tre giri e mi concentro su un passo stabile ma veloce.

16 giri con un pieno di benzina. Carburante racing ovviamente!

Prima della gara ho fatto i conti della benzina e dei giri da fare prima del pit stop. Il serbatoio ha capienza di 3,5 litri, il circuito misura 2,8 km: 16 giri a disposizione con ogni pieno.

Dopo la prima mezz’ora cominciano le soste ai box. Qualcuno si prende un po’ di pausa per far respirare la moto e riposare un po’. Io però sto bene, e anche la mia Pit, quindi riparto subito… verso la pioggia!
Si comincia con qualche goccia sulla visiera, quindi, dopo poco, le prime bandiere di Sant’Andrea, per indicare l’asfalto viscido. Entra la safety car, come da regolamento. Ci tira un paio di giri, ma viene giù il diluvio. Bandiere rosse.

Ai box inizio a preparare le gomme rain, approfittando dei cerchi di uno dei miei piloti, che si deve ritirare a causa della rottura della moto. E non è l’unico, perché tra scivolate e rotture, il numero dei piloti in gara è calato vistosamente. Qualcuno però riesce a riparare i danni e a rientrare, in puro spirito Endurance.

Sono in decima posizione. Quelli che hanno chiesto troppo al motore o a San Brembo, giravano sul passo dell’1.56. Il mio cronometro segna 2.04. Se tengo questo passo senza esagerare arrivo in fondo. Alla fine, un’Endurance si corre anche per vedere la bandiera a scacchi, non solo per vincere!

Decidiamo di attendere che smetta di piovere e di rientrare con gomme da asciutto. Passata la buriana, ci accodiamo dietro la safety car e dopo un paio di giri ci viene ridato il via.

La gara scorre, e continuano le soste ai box, quattro di media per tutti i piloti. Così, tra sorpassi e qualche sportellata, finalmente vediamo sventolare la bandiera a scacchi.

200 km in sella a una Pit Bike non li ho avevo mai fatti! E non importa su che mezzo si corra: quando si fa una gara di durata è sempre un’emozione unica finire!

E arrivano buone notizie. Grazie al mio passo medio, veloce ma costante, sono risalito fino alla 6ª piazza in classifica generale, partendo penultimo dalla griglia.

La vittoria è andata al duo espertissimo Scassa-Mazzina, che ha portato in fondo entrambe le moto. Il secondo e il terzo equipaggio classificato, però, sono piloti rimasti da soli a rappresentare la loro squadra. E così… lo Sfida da Bar Racing Team, all’esordio, è salito sul podio in terza piazza con Francesco Grillandini. E io accanto a lui, come direttore sportivo.

Gran bella esperienza! Un evento ben organizzato, con tutta la passione di Cristian Bin, di YCF Italia, che ha messo a disposizione molte delle Pit Bike in gara in questa prima prova della Mobster series 2018. Ci siamo stati anche noi, con la nostra trasmissione televisiva, Sfida da Bar, in gara con un team e in TV sul canale 148 Sky AutomotoTV. Un grazie per le riprese a Leonardo Repetto, che per l’intero campionato sarà affiancato dalla splendida voce di Sara Pagliero nel ruolo di inviata ai box.

Prossimo appuntamento il 3 giugno sul Circuito di Busca (CN), per il time attack. Con l’Endurance invece ci si rivede a ottobre.

Federico Natali, a sinistra, premiato come ds del team 3° classificato

 

Tommaso Ceragioli era l’altro pilota dello Sfida da Bar Team, ma è stato fermato da una rottura meccanica

 

Piccole ma cattive le Pit Bike. E non manca il doppio scarico!

 

Poteva mancare il cronometro elettronico che registra tutti i passaggi? E le termocoperte…

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