Dolomiti, la gioia e dolore

La gioia di visitare una catena montuosa unica al mondo per la sua bellezza, abitata da genti operose e ospitali. Il dolore della distruzione visibile dopo il maltempo dell’ottobre scorso, con migliaia di ettari di foreste distrutte. Si esprime così @dolfy sul nostro Forum, con una discussione volutamente priva di foto dei posti attraversati

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Questo argomento contiene 7 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Dolfy 1 mese fa.

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  • #14774

    Dolfy
    Partecipante

    Diario minimo, quasi un diario di bordo scritto senza utilizzare immagini fotografiche.
    Ora vi spiego perché.

    Diario di bordo di un giro sognato e sempre rimandato per troppo tempo.
    Finalmente a metà settimana arriva l’ok per la partenza e così venerdì porto la moto in Bmw per cambiare gli pneumatici che buoni e belli si sono fatti 23.100 kilometri in un anno di vita con finale in Sardegna dove ho constatato che per curvare in tranquillità non era il caso di insistere.
    Rimontati gli Anakee 3 come da primo equipaggiamento ed alle “cinco de la tarde” pronti e via. L’autostrada da Varese a Bassano del Grappa alla sera del venerdì non è il massimo dell’avventura ma tant’è! Alle 8 siamo a Scaldaferro dove abbiamo prenotato la prima sosta. Pizza birra e, dopo aver riguardato le strade che andremo ad affrontare cerchiamo di dormire un po’.

    Svegliati e rifocillati partiamo in direzione Cima Grappa, sosta per visitare il sacrario (ci vuole solo un po’ di voglia di muoversi e una mezz’oretta di tempo). Poi giù verso Seren del Grappa, dove giriamo a sinistra per scendere in val Sugana. Una sgroppata veloce fino a Telve e già siamo all’attacco del passo Manghen. Gioia pura di affrontare curve su curve tra paesaggi incredibilmente belli favoriti da un cielo terso e da un sole già fin troppo caldo in valle.
    Quello che non si vede in Google e che i vari reportage televisivi non hanno saputo rendere nel pieno della loro drammaticità sono le furiose unghiate, la devastazione incredibile lasciata dal passaggio della tempesta di ottobre, Vaia o Adrian come è stata chiamata. Riporto alcuni dati da ansa.it che proprio in questi giorni ha trattato due aspetti di quanto accaduto e della situazione attuale. Un milione e mezzo di metri cubi di legname da recuperare su una superficie di 6.000 ettari: sono queste le cifre per descrivere i danni inferti la sera del 29 ottobre dello scorso anno ai boschi della provincia di Bolzano.
    L’ormai famosa tempesta Vaia ha colpito soprattutto la zona della Val d’Ega, quella compresa tra Nova Levante e Lavazzè. A terra sono finite migliaia di piante, soprattutto abeti rossi. Ci vorranno 150 anni per far tornare i boschi e le vallate alla situazione della mattina di quel 29 ottobre. “A livello provinciale circa 750.000 metri cubi di legname sono stati tolto dal bosco, circa il 50% della parte danneggiata ad ottobre. Ora arriva la parte difficile del lavoro, perché stiamo intervenendo nelle zone e sui versanti più ripidi e lì ci vogliono professionisti, perché un contadino non ha l’esperienza necessaria, perché il rischio per la sicurezza durante i lavori è veramente molto alto”, spiega Albert Wurzer, direttore dell’Agenzia provinciale foreste e demanio dell’Alto Adige. E questo solo per la provincia di Bolzano!!

    Oltre a ciò si sta assistendo ad un incremento del cosiddetto turismo delle tragedie. Qualcuno si reca sui siti più colpiti solo per vedere gli effetti del disastro.

    Per questo eviterò accuratamente di inserire immagini, ma continuiamo con il diario di bordo. Scendiamo dal Manghen godendo comunque di una strada bella e curvosa dove si avverte l’immenso sforzo di ripristinare ciò che è stato distrutto o danneggiato, ponti e guard rail in primis. Comunque un percorso favoloso che ci conduce a Cavalese, sosta e ripartenza per Predazzo giriamo per Paneveggio e attacchiamo il Rolle senza portarlo a termine perché giriamo per il passo di Valles! Bellissimo viaggiare di fianco al torrente. Allungiamo fino a Cencenige Agordino poi Alleghe Caprile e su per il Jau.
    Cosa si può aggiungere che non sia già stato detto di questo passo… Nulla, oltre tutto la fortuna di trovare in quota pochissimo traffico. Scendiamo a malincuore dal Jau e dopo Pocol passiamo Cortina per alzarci al passo tre Croci che ci consente di entrare in Cadore. Raggiungiamo Vigo di Cadore dove passiamo la serata tra cena passeggiata e chiacchere con il simpatico gestore dell’albergo che ci ospita.

    E’ domenica mattina e ripartiamo per la strada delle selle, Ciampigotto e Razzo. Strada perfetta riportata alla fruibilità delle due ruote con fondo perfetto anche se si notano i segni (soprattutto il corso dei torrenti) del disastro di ottobre. La strada da Casera Razzo verso Sauris è ancora interrotta per cui scendiamo dalla val Pesarina ed anche qui un tuffo al cuore ricordando come era la pineta in quota! A Comeglians giriamo per Sappada e passato Santo Stefano di Cadore puntamo Mosso e San Candido.
    La zona di Corvara è chiusa per una maratona ciclistica quindi optiamo per il passo delle Erbe salendo da San Martino in Badia.
    Ad Antermoia ci fermiamo per un panino e birretta e mai sosta fu più indicata. In cinque minuti si scatena un temporale coi fiocchi che guardiamo scaricarsi dalla sala dell’Hotel Putia. La speranza è che cessi a breve e così avviene. Salutiamo e ringraziamo per il riparo offertoci e saliamo con l’asfalto lucido di pioggia fino al passo, scolliniamo e scendiamo con cautela fino a Gudon, facciamo un pezzettino di statale per imboccare la salita per Barbiano e raggiungere Auna di Sopra sullo splendido altopiano del Renon. Sosta, i cavalli sono affaticati e i cavalieri un filo al gancio. Il Gasthof Mesnerwirt ci aspetta per doccia cena e riposo. La mattina del Lunedì partiamo con calma da Auna e scendiamo in val Serentina, attraversiamo la periferia di Bolzano e puntiamo al passo della Mendola. Volata la Mendola e passato il lago di Santa Giustina, affrontiamo val di Non e Val di Sole e ritroviamo il fresco al Passo del Tonale, da li all’Aprica con sosta per un bel piatto di Sciatt e Pizzoccheri.
    Diamo l’addio alle montagne e puntiamo la Valtellina, il lago di Como poi Varese e casa.

    Erano tre o quattro anni che per un motivo o per l’altro non si riusciva ad andare per Dolomiti! Resta negli occhi il triste ricordo delle montagne ferite dall’urlo rabbioso di Vaia ma nel cuore resta il sorriso di tutte le genti incontrate su questi monti, siano Ampezzani Cadorini o Trentini, Alto Atesini e Ladini comunque tutti a fare il meglio possibile perché anche noi “montagnini di Lago” si possa godere di questo inestimabile patrimonio dell’umanità. GRAZIE!
    Lamps
    Il Dolfy

  • #14775

    zio franco
    Partecipante

    Resta negli occhi il triste ricordo delle montagne ferite

    Rinasceranno più belle di prima,crediamoci anche se non le vedremo ahahahaha

    Bello leggere ed immaginare finalmente,solo questa immagine,che adoro,lascia tutto lo spazio alla fantasia

    Bellissimo viaggiare di fianco al torrente

    Bello scrivere agli amici che capiscono !

    Or caccia le foto per la home tanto te le chiede il Mastic 😉

    • #14776

      Mastic
      Amministratore del forum

      Perché qui abbiamo uno che scrive bene e uno che legge il pensiero!
      (A dire il vero quando vuole anche quello che legge il pensiero scrive bene)

      @dolfy, porca miseria, hai scritto un sacco, ma manco una foto??? Eddai, mandamene un paio per la home, no?
      Mica voglio le montagne ferite. Avrai pure visto dei posti belli e messi bene.

      Porca paletta…

  • #14777

    Guru
    Partecipante

    Che bel racconto, anche senza foto, soprattutto per chi (come me) quelle zone le conosce molto bene e subito ai luoghi associa nella mente le immagini. Però, come dice il calissi, per quei pochi che non conoscono bene le zone caccia le foto !!!!

  • #14778

    Mastic
    Amministratore del forum

    Qui c’è qualcosa che ci fa male!
    Dolfy mi ha mandato un paio di foto privatamente, gli ho fatto notare che purtroppo sono verticali e di difficile pubblicazione.
    Me le ha rimandate girate di 90 gradi!

    Sto ridendo come un cretino. Grazie Dolfy! 😀

  • #14785

    Guru
    Partecipante

    Se non ci fosse il Dolfy bisognerebbe inventarlo

  • #14789

    Guru
    Partecipante

    Anche a due passi da casa mia, strada delle Vezzene sull’altopiano di Asiago …. un disastro!

  • #14790

    Dolfy
    Partecipante

    Esattamente quello che intendevo. Un tuffo al cuore ad ogni curva!

    Lamps
    Il Dolfy

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