Pericolo dazi: l’abbiamo scampata?

AGGIORNAMENTO. A oggi, 22 marzo, sembra che il pericolo sia scampato. Alla fine l’amministrazione americana avrebbe deciso di imporre i dazi commerciali esclusivamente sull’acciaio e l’alluminio provenienti dalla Cina. Quello che al momento non è ancora dato sapere è se l’esclusione dell’Europa dal provvedimento sia temporanea o definitiva. Di certo l’UE era pronta (e resterà pronta) a ingaggiare questa battaglia commerciale, qualora gli Stati Uniti tornino a valutare barriere protezionistiche per i prodotti comunitari. Di seguito l’articolo, pubblicato nella mattina del 21 marzo.

L’Associazione Europea dei Costruttori di Moto (ACEM) torna a lanciare l’allarme sulle possibili ricadute negative dell’imposizione di dazi doganali UE sulle moto prodotte in america. Lo fa per bocca del suo presidente, Stefan Pierer: “nessuno uscirà vincitore da questa guerra commerciale”. Per questo l’industria, numeri alla mano, chiede di lasciare fuori il settore motociclistico dai provvedimento allo studio

Bruxelles, mercoledì 21 marzo 2018. Alla vigilia del vertice europeo di Bruxelles durante il quale i 28 capi di Stato e di governo dei paesi membri discuteranno sulla politica commerciale dell’Unione, l’Associazione europea dei fabbricanti di motocicli (ACEM) invita i governi coinvolti a escludere i motocicli dalla lista dei prodotti americani che potrebbero subire un aumento delle tasse doganali. L’UE, infatti, sembrerebbe pronta a contrattaccare la decisione dell’amministrazione Trump di incrementare i dazi sull’importazione di prodotti in acciaio e alluminio, compresi quelli europei.

L’ACEM ha scritto al Commissario europeo per il commercio, Cecilia Malmström, e al Vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, esprimendo la propria preoccupazione sull’inasprimento di questa guerra commerciale. Nella sua lettera, l’industria motociclistica europea fa presente che imponendo dei contro-dazi sui motocicli americani, l’UE potrebbe innescare ulteriori misure di ritorsione da parte degli USA nei confronti di motocicli e scooter europei.

E questo non farebbe altro che danneggiare gravemente i produttori europei di motocicli, di relativi ricambi, componenti e accessori (molti dei quali sono delle PMI), ma anche i fornitori di servizi a cui fa affidamento l’industria motociclistica. L’ACEM invita quindi la Commissione e i governi europei a escludere le esportazioni di motocicli americani dalla lista delle possibili tasse doganali di ritorsione e compensazione. Inoltre, in risposta alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea, l’ACEM fornirà ulteriori informazioni per riflettere sulle conseguenze negative che subirà il settore motociclistico per via di questo conflitto commerciale.

Stefan Pierer, Presidente dell’ACEM e CEO di KTM AG, ha preso parte all’Assemblea generale ACEM svoltasi in data odierna presso il Peugeot Scooters di Sochaux (Francia). In questa occasione ha affermato: “L’Europa è uno dei mercati chiave degli esportatori americani di motocicli e all’incirca il 30% delle esportazioni europee di questo settore sono dirette verso gli Stati Uniti. Questo conflitto potrebbe danneggiare gravemente entrambe le parti. Nessuno uscirà vincitore da questa guerra commerciale”.

Il Segretario Generale dell’ACEM, Antonio Perlot, ha commentato: “Invitiamo gli Stati membri dell’UE a escludere tempestivamente l’industria motociclistica americana dalla lista delle possibili contromisure di ritorsione e compensazione. Incoraggiamo inoltre la Commissione Europea a cooperare con Washington per raggiungere una soluzione mediante negoziato in merito ai dazi su acciaio e alluminio per attenuare questo conflitto. L’industria motociclistica non deve essere coinvolta in questa guerra commerciale”.

Al momento il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sembra stia negoziando direttamente con diversi paesi. Avrebbe in particolare accordato un’esclusione dai dazi per il Canada e il Messico. Con l’Europa la trattativa sarebbe invece ancora aperta, anche se stagnante, e da Bruxelles è stata messa in pubblica consultazione una lista di possibili prodotti statunitensi da tassare. Al termine della consultazione, si deciderà quali effettivamente inserire nel provvedimento che, comunque, diverrà effettivo solo se anche gli Stati Uniti, a loro volta, vareranno dei dazi commerciali nei confronti di acciaio e alluminio europei.

Avevamo già scritto di questa guerra commerciale in un primo articolo (lo trovate QUI), nel quale davamo notizia del fatto che si stava pensando alle moto prodotte negli Stati Uniti fra i prodotti da inserire nella ritorsione commerciale. Tra l’altro, in un mondo globalizzato, l’imposizione di dazi commerciali è una misura sicuramente controproducente, visto che ormai le aziende producono in diversi paesi, spesso coinvolgendo stabilimenti in diversi continenti per le varie lavorazioni di uno stesso veicolo.
Un recente articolo raccontava ad esempio con la Mini passi la Manica 4 volte durante la sua produzione. Un qualcosa che spiega anche l’ACEA, l’Associazione Europea dei Costruttori d’Auto in un comunicato datato 19 marzo che abbiamo pubblicato nel nostro Forum. Lo trovate scorrendo in basso questa pagina

Un po’ di dati

  • Nell’Unione Europea sono circa 300.000 i posti di lavoro che dipendono dall’industria motociclistica (motocicli, ciclomotori, tricicli e quadricicli).
  • Stando ai dati EUROSTAT, le esportazioni europee di motocicli negli Stati Uniti ammontavano a € 483,1 milioni nel 2016, corrispondente al 29,1% delle esportazioni europee di motocicli. Inoltre, le aziende europee hanno esportato negli Stati Uniti ricambi e componenti per motocicli pari a € 139,6 milioni (30,8% del totale). Nel 2016 gli Stati Uniti erano il principale mercato di esportazione europeo per quanto riguarda il settore motocicli e relativi ricambi e componenti.

  • L’Associazione europea dei fabbricanti di motocicli (ACEM) rappresenta i produttori di scooter, motociclette, tre ruote e quadricicli (veicoli di categoria L) in Europa. Fra i suoi associati, 17 aziende e 17 associazioni nazionali di settore.

  • I fabbricanti membri dell’ACEM, fra cui figurano alcune delle multinazionali più importanti del settore, sono: BMW Motorrad, Bombardier Recreational Products (BRP), Ducati Motor Holding, Harley-Davidson, Honda, Kawasaki, KTM, KYMCO, MV Agusta, Peugeot Scooters, PIAGGIO, Polaris Industries, Renault, Royal Enfield, Suzuki, Triumph Motorcycles e Yamaha.

Home It Forum Le aziende dell'auto e la Brexit

Questo argomento contiene 7 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  zio franco 1 anno, 3 mesi fa.

  • Autore
    Articoli
  • #7668

    Mastic
    Amministratore del forum

    Sulla Brexit ho letto tanto. Ma è la prima volta che trovo qualcosa di specifico direttamente dal mondo automotive. Si, c’è una lettera della Honda, che avvisa la May che in caso di barriere doganali loro lasceranno il Regno Unito, ci sono altre prese di posizione di singole case. Ma questa è una posizione ufficiale dell’ACEA, l’Associazione Europea dei Costruttori di Auto. Ed è molto articolata.

    Un primo articolo è questo (vi faccio copia/incolla del comunicato in inglese. Se non avete familiarità con la lingua, usate deepl.com per tradurlo in italiano):

    Brexit: EU auto makers call for urgent action to solve sector-specific issues

    Brussels, 19 March 2018 – Just a few days ahead of the EU summit, where the 27 heads of state are set to approve the European Council’s Brexit guidelines, the European Automobile Manufacturers’ Association (ACEA) is calling on the negotiators to pay urgent attention to sector-specific issues in order to avert potentially disastrous implications on the entire automotive supply chain.

    A big concern for the industry is whether cars approved by UK authorities will still be able to be sold in the EU after Brexit, and vice versa. EU law requires that cars are tested by a national technical service to verify compliance with EU environmental, safety and security standards, before they can be put on the market anywhere in the European Union – the so-called ‘type approval’ system.

    “It is essential that manufacturers can maintain valid type approvals in both the EU and the UK as of 30 March 2019, no matter where the approval was issued,” stated ACEA Secretary General, Erik Jonnaert. “We are therefore calling on the European Commission to clarify how existing approvals can be transferred from an EU27 authority to the UK, and the other way around.” ACEA also recommends that the EU and the UK mutually recognise each other’s vehicle approvals after Brexit – something which would only be possible if the UK remains fully aligned with all relevant EU legislation.

    Another major question mark is whether the UK car market, the second biggest in the EU, will still count for reaching the 2021 CO2 targets. To monitor compliance with these targets, the CO2 performance of new cars is being tracked using registration data from all EU countries, including the UK. Once the UK leaves the EU however, it will no longer be subject to the CO2 targets. In theory, the requirement to include UK data in the fleet CO2 calculations will then also expire.

    Jonnaert: “Excluding UK data from the CO2 calculations would leave very limited time for the industry to readjust compliance strategies for reaching the stringent 2021 targets.” ACEA’s first priority is therefore to keep the system as it is today, with overall fleet compliance being based on CO2 data from the 27 EU member states, plus the UK.

    Furthermore, given that the business operations of the auto industry are based on smooth ‘just-in-time’ and ‘just-in-sequence’ deliveries, any new customs checks as a result of Brexit would add cost, cause delays and threaten productivity. In the worst-case scenario, they could even lead to assembly line stoppages. “The UK deciding to remain in a customs union with the EU would of course be an effective solution to enable frictionless trade in goods between the EU and UK,” Jonnaert explained.

    “But, regardless of which Brexit scenario is pursued, it is essential that EU and UK authorities already now start preparing to simplify customs procedures and to reinforce their customs capacity. Otherwise we will see severe land and sea-port congestion at both sides of the Channel once the UK leaves the EU.”

    Lastly, the potential application of tariffs (10% for passenger cars and 10% or 22% for commercial vehicles) in a so-called ‘cliff-edge’ scenario would be extremely burdensome for automobile manufacturers and consumers alike.

    ______________________________

    Poi c’è la posizione ufficiale, con l’introduzione che vi riporto qui sotto. Il testo completo, con i link ai dati e al “position paper” lo trovate cliccando QUI

    19/3/2018
    Today, automobile manufacturers operate more than 300 assembly and production plants across the European continent. They often manufacture components – like engines and transmissions – in one country, and assemble the final vehicle in another. Auto makers are part of a highly integrated and complex manufacturing network spanning right across Europe.

    Needless to say, the European Single Market has been fundamental to the success of this business model by providing for a high level of economic and regulatory integration. Any changes to this deep economic and regulatory integration between the EU and the United Kingdom will have an adverse impact on auto manufacturers with operations in the EU or UK.

    In April 2017, the European Automobile Manufacturers’ Association (ACEA) issued its first position paper on Brexit, with the aim of highlighting the potential damage that Brexit could do to the industry’s competitiveness.

    Now, ACEA has published a new position paper that dives deeper into the key automotive issues that need to be addressed in the current political negotiations. This includes constructive recommendations from the auto industry on how various sector-specific issues should be managed; including type approval, compliance with the EU’s CO2 targets set for 2021 and customs procedures.

    To that end, this paper will look at Brexit from the following viewpoints:

    The withdrawal agreement and the transitional arrangement;
    The framework for the future relationship;
    Key future relationship issues;
    The no-agreement ‘cliff-edge’ scenario.

    • Questo argomento è stato modificato 1 anno, 6 mesi fa da  Mastic.
  • #7670

    zio franco
    Partecipante

    Bel casino se l’onda “trump” sui dazi doganali contagia anche l’isola (che non c’è)

    A proposito ! vanno rifatte anche tutte le carte e le mappe con gli extracomunitari 🙁

  • #9310

    Mastic
    Amministratore del forum

    E ora c’è la presa di posizione anche degli industriali moto europei.
    La trovate in home, o cliccando QUI

  • #9311

    zio franco
    Partecipante

    Se da un lato verrebbe da pensare che “si arrangino” visti i numeri in ballo

    il nostro Continente nel 2017 ha assorbito 1 milione 313mila pezzi; 105mila dei quali sono finiti nel Regno Unito

    Cioè poco più del 10% e

    l’indotto, che nell’8% dei casi fa base in Gran Bretagna.

    Dall’altra c’è la forza lavoro nell’indotto,che coinvolge direttamente i nostri giovani “cervelli (e mani) all’estero”,per cui la preoccupazione c’è ed è giusto che ci sia

    Anche rimandare,rimandare e rimandare con accordi ponte posticipa il problema di avere un’isola commerciale,doganale,produttiva e polmone occupazionale importante per l’Europa che tutti vorremmo,per questo la Politica potrebbe tanto,potrebbe tutto
    Alla luce di quello che proprio adesso sta succedendo assume ancora più importanza l’indirizzo politico che decideremo di avere
    Fondamentale nell’obbiettivo e da tutto da costruire nei modi e nei termini

    E’ una scelta che ci tocca volenti o nolenti,prima o dopo da qui si deve passare,e l’industria può e deve esserne protagonista con scelte di campo

    • #9313

      Mastic
      Amministratore del forum

      Non è proprio un qualcosa tipo si arrangino.
      C’è comunque il problema dell’interconnessione delle aziende, per quello che ho capito. C’è l’indotto. 8%. Poco? Comunque significherebbe maggiori costi per tutti. E c’è quel problema di ricambi omologati e11. Poi c’è la Triumph. E in gioco ci sarebbe anche un principio, perché insieme a Trump che vuole mettere i dazi questi fanno un casino.
      Trump… mi viene in mente che la Honda produce la Gold Wing in America. Replicherai che è poca cosa, perché se ne vendono poche. E’ vero.
      Ma c’è in ballo un principio.
      Anni e anni per semplificare, per avere un’omologazione unica. E io mi ricordo quando le omologazioni erano nazionali, che razza di casino fosse. E questi vogliono tornare al nazionalismo o, peggio, al localismo.

      • #9316

        zio franco
        Partecipante

        Alla fine discutiamo io e te…

        questi vogliono tornare al nazionalismo

        Non solo questi,dall’est (Ungheria) all’ovest (USA di Trump) avviene l’effetto “chiocciola” che più la tocchi più si ritrae nel guscio,così più la globalizzazione commerciale,che fa tanto comodo a tutta l’industria per i mercati emergenti,più esplode verso Cina,India,America Latina, più nel vecchio continente (e ribadisco vecchio) insorgono Nazionalismi che magari
        verranno spazzati dalla storia,per cui vale la pena organizzarsi per conviverci

        Non credo che Albione sia auto(o moto)sufficiente,ma non credo nemmeno che si possano godere i privilegi commerciale senza un prezzo politico e umano di solidarietà

        Si condividono mezzi e regole ma anche umanità e solidarietà perdio !
        Ecco perchè l’industria dovrebbe esporsi verso la politica,e non solo per ottenere canali privilegiati commerciali,ma anche di manodopera e legislazione

        La famosa e tanto auspicata Europa(nuova stavolta) Unita di uomini,mezzi e regole

  • #9319

    Mastic
    Amministratore del forum

    Anche se ci parliamo solo io e te, questa conversazione mi diverte.

    Punto 1

    Non credo che Albione sia auto(o moto)sufficiente,ma non credo nemmeno che si possano godere i privilegi commerciale senza un prezzo politico e umano di solidarietà

    Questa te la quoto al 110%.

    Quanto all’industria che dovrebbe esporsi anche politicamente, boh. Credo che ognuno faccia la parte che gli compete. In effetti con le loro posizioni gli industriali si espongono eccome. Anche a livello nazionale, io che ho letto il Sole24Ore per anni, dico che il giornale è esposto. Come la pensano si capisce eccome. E, comunque, sono politiche anche le prese di posizione. Che vanno -in questo caso- contro certe politiche volute da qualcuno. Poi, quando hanno risolto i problemi, tornano a essere equidistanti, o silenziosi. Perché gli conviene così. Ma io non li criticherei per questo. Probabilmente farei la stessa cosa. Sbaglio?

    • #9320

      zio franco
      Partecipante

      Ma io non li criticherei per questo. Probabilmente farei la stessa cosa. Sbaglio?

      No probabilmente hai ragione come ce l’hanno loro,la passione non sempre è buona consigliera,lo dicevamo per Castiglioni come per Beggio ad esempio

      Una volta 25 anni fa scrissi a Barilla,per contestargli l’esposizione commerciale a beneficio dei canali del non ancora Pregiudicato,anche se gli Spagnoli lo ricercavano

      Mi rispose pacatamente le stesse cose che scrivi,gli devo rendere merito di fronte alla mia cazzata

      Certo adesso che resuscitato Berlusconi,annesso i razzisti,tirato dentro i fascisti,manca solo Provenzano Al Capone e Jack lo squartatore e ci siamo bruciati 70 anni per niente
      Io me l’aspetto una parola da chi lavora davvero vs i nuovi “non c’è dx ne sx”

      In Francia (ridaje) la Le Pen l’hanno ricacciata indietro,in Germania si è preferito la grande coalizione per resistere all’ondata AFD,in Spagna è sotto gli occhi di tutti

      Nel Regno Unito si osservano dei distinguo in Scozia e Irlanda e magari c’è chi si morde le mani,tra cui l’industria sicuramente, in Inghilterra stessa
      Sarebbe carino un ripensamento visto che anche nei conservatori di quell’incosciente di Cameron,si è consumata una frattura sull’argomento

      Forse si fa prima di tutti gli accrocchi di accordo ponte
      Ecco il primato della politica e l’importanza di seguirla dell’industria

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