Fra Lazio e Abruzzo, su e giù sui Monti Simbruini

Un itinerario di montagna con sapore d’avventura. Si parte e si ritorna a Fiuggi, cittadina termale a meno di 100 km da Roma. Il tutto su strade poco battute da auto e moto. Tanto poco battute che due lunghi tratti del nostro itinerario sono formalmente chiusi al traffico, regalando l’emozione di guidare in solitudine

 

Spesso le possibilità d’avventura sono dietro casa. Come nel caso di questo itinerario, che si snoda fra le provincie di Roma, Frosinone e L’Aquila. Fra Lazio e Abruzzo, per una giornata vissuta in quota, a contatto con la natura.
Quello che vi proponiamo è un giro con partenza e arrivo a Fiuggi, il noto centro termale in provincia di Frosinone, raggiungibile percorrendo l’autostrada Roma-Napoli (sono 87 Km da Roma centro). Ma se avete tempo e voglia, ovviamente ci sono anche le statali.

Da Fiuggi si parte dunque per un anello da 129 chilometri, tutto in territorio di montagna, con la particolarità di un tratto sterrato di 10 chilometri. Un percorso relativamente facile e alla portata pure di moto non specifiche per il fuoristrada; eccezion fatta per un paio di passaggi che richiedono un minimo di abilità di guida in più, ma che personalmente avevo già superato anche con moto espressamente stradali.

Dunque una gita che potete fare in giornata. Anche in inverno, a patto che non ci sia neve. Ma bisogna coprirsi, perché buona parte del percorso è in quota, e si incontrano sia temperature rigide che improvvisi mutamenti meteorologici. E a meno che siate abituati a muovervi da soli su questo genere di percorsi, meglio programmare la gita in compagnia almeno di un’altra moto. In alternativa, prima di partire lasciate detto dove siete diretti.

Il motivo di questa raccomandazione è nel fatto che i 10 chilometri di sterrato fra Lazio e Abruzzo, ma anche lunghi tratti delle strade chiuse al traffico, sono in buona parte privi di copertura del segnale telefonico. E può succedere di non incontrare nessuno, soprattutto dopo una certa ora del pomeriggio.

La moto utilizzata per questo nostro itinerario è la Suzuki V-Strom 1000, nella versione XT Globe Rider. Un’endurona stradale comoda e ricca in dotazioni. Spiccano l’ABS Cornering (non disinseribile) e il controllo di trazione settabile su due livelli. Le gomme utilizzate nel corso del nostro giro, le Bridgestone Battle Wing Radial, erano decisamente più votate all’asfalto che non allo sterrato. Ma se la sono cavata bene comunque, garantendo sempre la giusta trazione della ruota posteriore. Molto ha aiutato l’anteriore da 19 pollici, giusta via di mezzo fra il calettamento stradale da 17” e quello puramente fuoristradistico da 21”. Per la prova della moto… cliccate QUI!

Avrei voluto iniziare il giro da Subiaco, per percorrere la suggestiva via dei monasteri benedettini, ma a causa di una frana il percorso è sbarrato. E allora entriamo agli Altopiani di Arcinazzo dal lato opposto, salendo da Fiuggi, lungo una strada molto bella e discretamente asfaltata, che strappa qualche piega.

Raggiunto il valico della Sella (931 mt) si inizia a scendere in mezzo agli alberi, e all’improvviso si apre il colpo d’occhio sulla pianura erbosa. È l’ingresso agli Altipiani di Arcinazzo, caratteristico per la strada costeggiata da conifere altissime e per le villette con i tetti molto spioventi. Aria di montagna!

Superato il centro abitato e il primo slargo dove c’è il bivio per Guarcino (bella strada, la proporremo un’altra volta!), dopo poco si arriva al secondo bivio a destra, dove giriamo, in direzione di Jenne.

Si sale poco uscendo dal centro abitato, quindi inizia una lunga discesa nella valle lungo la quale corre il fiume Aniene, ancora poco più che un ruscello. Troviamo due bivi, ed entrambe le volte giriamo a sinistra, sempre in direzione di Jenne. Ogni tanto ci riavviciniamo all’Aniene, fino ad arrivare alla pianura dove c’è la centrale ideoelettrica di Comunacqua. Il paesaggio ruba lo sguardo alla strada, e merita una sosta. Ci sono prati intorno al fiume, con mucche e cavalli al pascolo.

Noi però siamo diretti altrove, e a parte una piccola deviazione sul prato per catturare il paesaggio in un pezzetto del nostro video, ripartiamo subito. Puntiamo su Vallepietra, piccolo borgo che domina la valle del fiume Simbrivio, un affluente dell’Aniene. La strada è molto bella, a tratti sporca però. E si incontrano facilmente animali allo stato brado. Non esageriamo con il gas dunque.

Da Vallepietra inizia la provinciale per Campo La Pietra, chiusa al traffico nel periodo invernale, per il rischio di piccole frane. I locali la percorrono comunque, quindi conviene fare attenzione nella guida. A tratti si trovano grossi sassi sulla sede stradale, e visto lo scarsissimo traffico, non è improbabile trovare animali vaganti.

Arrivati in cima, al di fuori della stagione estiva potete fermarvi, spegnere il motore e dare un’occhiata alla Valle del Simbrivio. Siamo a circa 1550 metri di quota, e il silenzio è spettrale. Con un po’ di fortuna potrete osservare il falco pellegrino. Con molta fortuna anche l’aquila reale, di cui sembra sopravviva qualche esemplare proprio in questa zona.

Si riparte, e dopo una breve discesa l’asfalto si interrompe. Inizia qui lo sterrato, che conduce a Campo La Pietra, un altipiano circondato da monti che raggiungono i 1700-1800 metri. Lo scenario è da film western. Non a caso qui è stato girato il celebre “Lo chiamavano Trinità”.

La prima parte della carrabile ha dei tratti ghiaiosi soffici, che mettono un po’ in difficoltà il motociclista timoroso. Il modo migliore per percorrerli è superare una velocità minima di galleggiamento, diciamo 20 km/h, e tenere il motore in tiro, senza chiudere il gas. Ma si tratta di tratti brevissimi, per il resto è una normale strada bianca.
Poco più avanti ci sono invece dei tratti un po’ più sconnessi, ma anche in questo caso, basta essere strategici e in caso di dubbio rallentare per decidere preventivamente dove mettere le ruote.

 

Prendetevi tempo per questo tratto montano: merita. Fermatevi, spegnete il motore, respirate, prendete il sole se c’è, e fate qualche foto. Avendo tempo si può prendere una delle deviazioni segnalate ai bivi, per raggiungere in fuoristrada altre località. Io, avendo poche ore di luce a disposizione, ho tirato dritto per Camporotondo (1400 mslm), una località sciistica abruzzese alla quale si arriva direttamente seguendo lo sterrato di Campo La Pietra.

L’ingresso nel centro abitato, in questa stagione di inizio inverno senza neve, regala un paesaggio spettrale. Addirittura i primi palazzi sono abbandonati, e sono stati vandalizzati. Ma l’intera località è disabitata, a eccezione di pochissime case aperte qua e là.

Riparto, in direzione di Cappadocia. Immediatamente supero il Valico della Serra (1450 mslm) e inizio una lunga discesa con molte curve. L’asfalto è perfetto, ma nei tratti in ombra c’è umidità. E ghiaccio. Cappadocia è leggermente più abitata, ma anche in questo caso, si tratta di un piccolo borgo montano. E allora si prosegue.

A Petrella Liri incontriamo un bivio. A sinistra si va verso la vicina Tagliacozzo e l’autostrada Roma-L’Aquila. Noi voltiamo a destra, in direzione di Castellafiume e Capistrello. Quest’ultimo propone l’ingresso con una stretta strada fra le vecchie case, dove si passa con senso unico alternato regolato da semaforo.

Gradevole, ma oggi siamo in cerca d’altro. E allora continuiamo imboccando la SP 63 Simbruina, chiusa al traffico dal 2009 per il pericolo di caduta massi. Nell’estate scorsa ne è stato riaperto un lungo tratto, fino al bivio da dove parte lo sterrato per l’Altipiano della Renga.

Resta qualche chilometro di strada formalmente chiusa e completamente abbandonata a sé stessa. Vi si sale a bassa velocità, con la quasi certezza di incontrare mandrie di mucche e di cavalli, e tratti con grosse rocce cadute sulla sede stradale. Però ci sono un paio di balconi dove sostare e fermarsi a rimirare il paesaggio di grande valore.

Anche in questo caso, considerate che i locali continuano a percorrere la strada. E che in inverno non viene pulita da neve e ghiaccio. Insomma, occhio a non mettervi nei guai. Anche perché si sale, fino ai 1602 metri del Passo Serra Sant’Antonio, che segna anche il confine fra Abruzzo e Lazio. Qui troverete il bivio a destra per Campo Staffi, una località sciistica frequentata soprattutto dagli abitanti del frusinate. La località dista pochissimo e può meritare una puntatina. Ci sono anche un paio di ristoranti, dove si può mangiare sia in estate che in inverno. Occhio al freddo però: siamo a 1750 metri.

Il nostro giro continua ora scendendo una lunghissima e ripida strada con gran belle curve; peccato che negli anni il fondo stia gradualmente deperendo. Si passa prima per Filettino, quindi si continua in direzione di Trevi nel Lazio.

Il giro volge al termine, resta la strada per gli Altipiani di Arcinazzo, quindi si torna a Fiuggi. Se però dovete andare verso Roma e volete cambiare strada rispetto all’andata, dagli Altipiani di Arcinazzo potete dirigervi per Piglio, da dove riprenderete la SR155 in direzione della Capitale. Altrimenti, come il sottoscritto, potrete andare a Paliano, Colleferro e… mica vorrete venire a cena a casa mia?

Panorama sulla strada immediatamente a valle di Campo Staffi

 

La vallata sotto Campo Staffi, dove si trova il centro abitato di Filettino

Dove mangiare
Quando il giro volge alla fine, e potete prendervi tempo per rilassarvi, Trevi è un borgo carino, con il plus dell’ottimo ristorante Il Girasole (Lo trovate in Viale Cesare Battisti), una piccola bomboniera dove si gode un’atmosfera silenziosa e rilassata, spendendo il giusto.

In estate potete anche valutare di percorrere l’itinerario al contrario, passando per Vallepietra al ritorno. In questo caso, sulla strada per Trevi troverete il ristorante La Noce (è al km 19 della SP 45, in località Casa Reale). Lavora solo nei mesi caldi, ed ha la particolarità di avere dei tavoli all’esterno sulla riva del torrente Simbrivio. In estate è un’oasi di fresco e pace, dove si mangia (bene) con il rumore dell’acqua che scorre vicino. Meglio prenotare però, perché spesso è pieno.

L’idea aggiuntiva
Non l’ho compresa in questo mio itinerario, ma sulla strada troverete facilmente la Cascata di Trevi (o Cascata di Comunacqua) segnalata. Vale la pena di una sosta e di una passeggiata. Maggiori cenni li trovate QUI. E c’è anche un video, reperito su Youtube.

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