Incidenti: continuiamo a parlarne!

Estate, tempo di vacanze e di spensieratezza. La lettura della cronaca, e purtroppo il caso di questi giorni del nostro amico Claudio, ci riportano alla dura realtà di un numero intollerabile di incidenti. E allora prendiamoci qualche minuto per riflettere. Per evitare di staccare troppo l’attenzione e sottovalutare il problema. Anche per crescere ancora come motociclisti maturi e consapevoli

Sono tre mesi ormai che mi occupo continuamente di incidenti. Il punto di partenza è stato un terribile mese di giugno, che solo nei fine settimana ha visto circa 70 dueruotisti morti sulle strade. Su questo numero francamente intollerabile ha fatto diversi comunicati – meritoriamente – l’Asaps (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), con la quale collaboro come giornalista. Comunicati che hanno fatto molto rumore.

Così Andrea Padovani, il direttore di InMoto, mi ha chiesto di occuparmene con un’inchiesta.

Chi mi conosce sa che mi occupo di sicurezza stradale da molti anni. E non mi sono accontentato di leggere i numeri e i commenti degli altri. Piuttosto mi sono studiato la documentazione dei primi 60 incidenti di giugno, messa a disposizione dall’Asaps.

La realtà emersa ha dipinto qualcosa di differente dall’immaginario diffuso del motociclista sportivo, che si fa male perché va a fare pieghe sulle strade di montagna. Piuttosto ho trovato una miriade di incidenti contro auto che attraversano la strada senza accorgersi del mezzo a due ruote che arriva dall’altra parte.

Siamo invisibili, lo sapete, vero?

Diversi investimenti di motociclisti. E poi un sacco di incidenti di moto contro auto o furgone, con colpe da definire.

Non manca ovviamente chi è caduto da solo, ma anche in questo caso, piuttosto che lo smanettone da montagna, più spesso ricorre la figura del motociclista poco esperto che si fa un giro con la moto dell’amico.

E allora torna alla memoria anche uno studio dell’ACI, sulla localizzazione degli incidenti stradali, già pubblicato su queste pagine, secondo il quale le strade più pericolose per noi sono le statali dritte e trafficate, che attraversano centri urbani e zone industriali.

Insomma, ci facciamo male perché sottovalutiamo i pericoli del traffico e, magari, scorriamo a velocità eccessiva in un flusso di auto denso e disordinato, con lunghi vialoni pieni di attraversamenti.

Dall’analisi dei numeri, esce ridimensionata (ma lo scrivo da anni) la minaccia dei guard rail. Sicuramente mietono vittime e amputano arti; però su 60 morti in 3 fine settimana, solo 4 motociclisti sarebbero stati uccisi dal guard rail e 1 da un muretto. Gli altri 55 hanno impattato contro veicoli.

Noi motociclisti faremmo allora bene a scavare meglio nelle cause dei nostri incidenti: scopriremmo che una migliore formazione – di tutti noi – farebbe diminuire il numero di incidenti.

Perché il solito classico problema di chi usa il mezzo a due ruote, è l’incapacità di prevedere e riconoscere i pericoli.

Un qualcosa sul quale si può lavorare molto, ma che molte scuole di guida sicura probabilmente non fanno, limitandosi a insegnare l’uso del veicolo. Fondamentale, sicuramente, ma bisogna anche capire dove mettere le ruote, dove guardare, come regolare la velocità e come riconoscere i trabocchetti. Ripensiamo anche questo!

Si chiama Guida Sicura Avanzata, e se n’è parlato anche in Italia negli anni scorsi. Personalmente sedevo al tavolo ministeriale dedicato alla sperimentazione di tale modalità didattica, che però non si riunisce più da anni. Sarebbe auspicabile se ne tornasse a parlare, con un coordinamento super partes da parte del Ministero dei Trasporti. Perché guida sicura non significa insegnare a guidare la moto; è molto di più!

[bbp-single-topic id=15423]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: