La sottile tentazione della velocità

Che rapporto avete con la velocità in moto? Che limite vi ponete? Vi affascina? E se si, come trovate il punto d’incontro fra passione e razionalità, fra passione e coscienza?
(La foto d’apertura è di Phase)

 

Fra motociclisti si parla spesso di guida sportiva e di prestazioni. La velocità affascina, la velocità dà ebbrezza. Piace a tutti. E tutti noi, quando ne parliamo, siamo un po’ come quel pescatore che ogni volta che ti racconta del pesce che ha preso, lo descrive più grande. Lo fanno quelli con la moto hypersport e quelli con la naked più tranquilla. Ognuno a modo suo. E ognuno quando guida si regola in funzione del proprio limite psicologico e razionale, vale a dire di quanto ritiene ragionevolmente possibile andare forte in un determinato tratto di strada. Poi, ovviamente, c’è il limite oggettivo, vale a dire le capacità di guida.
La velocità è un tema maledetto sulle pagine della stampa. Io per primo spesso mi sono censurato. Io che sono un paladino della sicurezza stradale, ma che amo la guida sportiva. Poi, qualche anno fa mi sono trovato a scrivere un articolo tutt’altro che ipocrita per una rivista che si rivolge in buona parte a membri della Polizia Stradale. E allora, giù il velo. E proviamo a capire come si può cercare (l’impossibile?) punto d’incontro fra la nostra passione e la ragione.

 

 

C’erano una volta gli smanettoni
Si chiamavano così, ed erano gente che amava tantissimo la velocità in moto. Ne facevano un culto, con regolari sfide su strada. Spesso erano piloti che correvano anche in pista, e fra loro non mancavano i nomi buoni.
Perché la strada resta qualcosa di diverso dalla pista. La danza delle curve, quando si prende il ritmo, ipnotizza e dà benessere, per il meccanismo di rilascio delle endorfine conseguente a forti emozioni oggi ben noto. Inutile nasconderlo.
Qualche anno fa, per scrivere l’articolo citato in apertura, ho ricontattato i vecchi compagni di scorribande. E inaspettatamente ho scoperto che… erano tutti vivi e in ottime condizioni di salute!
Immagino gli scongiuri in questo momento, ma sono rimasto stupito nel ritrovare signori di 50-60 (e più) anni che continuavano e continuano ad andare in moto. Magari con una guida più tranquilla, o con una minor frequenza di “sparate”. Ma sono ancora tutti qui!
Ho ragionato su questo dato, per arrivare a un’unica possibile conclusione: a parte il fatto che questi particolari motociclisti la scrematura l’hanno già superata quando hanno iniziato la loro carriera (sono dei sopravvissuti!), indubbiamente sono tutti accomunati da una fortissima specializzazione. Una preparazione particolare, costruita negli anni, correndo in pista e superando indenni cadute e rischi enormi.
Il confronto con gli smanettoni attuali è impietoso. I pochi che oggi ancora amano la guida al limite su strada, spesso sono arrivati alla moto quasi per caso. Non hanno corso in pista, e mancano di quella cultura specifica che faceva invece parte del bagaglio dei vecchi.
Oggi in molti scoprono la moto all’improvviso, trovano la compagnia che fa le uscite su strada e si buttano. Sono loro i motociclisti che -come recitano le statistiche- scivolano da soli sulle strade di montagna, o fanno incidenti frontali perché finiscono contromano nelle curve a destra.
Lo smanettone esperto di una volta sapeva gestire con freddezza un ingresso in curva troppo veloce, ad esempio. Cosa che succede con frequenza, quasi con regolarità, quando ci si mette in testa di dover andare forte. Chi ha corso ha imparato in pista a gestire tale situazione. L’improvvisato no, ed ecco anche che la sua estemporanea sfida su strada non si gioca più ad armi pari. Perché il vecchio esperto è molto più a suo agio e tranquillo.

 

Come vivere la nostra passione?
Tutti noi viviamo di emozioni e di passioni. Per qualcuno il trasporto per la guida sportiva è molto sentito. Il mondo però va avanti, e nessuno può rifiutare di emanciparsi. Questo porta le persone coscienti a porsi l’interrogativo su quale sia il giusto punto d’incontro fra passione per la velocità e coscienza. Esiste?
Rassegnamoci: la naturale evoluzione della nostra mobilità sarà verso veicoli sempre meno ludici e sempre meno appassionanti. Ci siederemo su un qualche cosa che, senza emozioni, ci porterà in sicurezza, economia ed ecologicità, da un punto A a un punto B.
Dunque, per recuperare la passione saremo costretti a scinderla dalla mobilità. Vale a dire ad andare in pista. Magari con formule nuove, meno costose, che si potranno inventare.

In attesa che il mondo evolva in quella direzione, credo che sarebbe utile promuovere una discussione su questo tema. Perché mettendo la testa sotto la sabbia non si risolvono i problemi. E anche la repressione non porta risultati.

Sicuramente sarebbe utile su certe strade una superiore presenza delle forze di polizia. Con pattuglie possibilmente formate da agenti motociclisti, per evitare l’ottica strettamente punitiva, se non degli eccessi, e stimolare piuttosto un rapporto di reciproca conoscenza e confronto. Altrove ho visto che qualcosa di simile funziona. Perché spesso i poliziotti condividono la nostra passione, sono dei nostri.
Affrontare il tema, lasciando parlare chi conosce il mondo della moto sportiva potrebbe servire anche a far capire ai meno smaliziati quante lacune hanno nella loro guida, quanto differente sia la tecnica che in televisione vedono applicare dai campioni del manubrio. E servirebbe anche a fare sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale.
Insomma, andrebbero incentivate le occasioni di fare corsi di guida sicura avanzata uniti a situazioni di convivialità. Perché quando un gruppo affronta insieme un problema o un discorso, è più facile che la conseguente elaborazione sfoci in risultati positivi.
Conoscere la moto e i motociclisti, una cosa che tornerebbe utile anche a chi vigila sui nostri comportamenti. Perché molti tutori dell’ordine sono a loro volta motociclisti, ma ce ne sono altri che non si rendono conto di quali siano realmente le situazioni di pericolo. E magari a volte si arrabbiano troppo per comportamenti che non sono poi così pericolosi.
Massì, lanciamo questo sassolino nello stagno, senza voler assolutamente sdoganare il concetto che la velocità non sia pericolosa. Personalmente nei corsi che ho fatto ho puntato molto più il dito contro il differenziale di velocità fra veicoli piuttosto che contro la velocità in sé stessa. Ma il Codice della Strada è legge e non si discute. E se qualcuno vorrà approfondire questo tema, nel Forum potremo proseguire liberamente.

Si parlava di velocità come divertimento?

 

L’intervento di Max, motociclista sportivo, ma non smanettone
Chiudiamo con l’intervento dell’amico Max, anche lui un motociclista di lungo corso e di tanta passione. Scorrendo in basso entrate nel Forum di NetBikers, dove potrete commentare e tenere aperta la discussione!

Ritengo di essere uno che va forte in moto, ma con un minimo di giudizio. qualche volta mi è capitato di vedere (e di andare con…) gente estremamente sopra le righe. Le prestazioni delle moto odierne, soprattutto supersportive e naked sportive, consentono “cose che voi umani…”
va da se se la velocità aumenta con grado due… i rischi aumentano con grado tre… quattro e così via.
non c’è rapporto diretto tra velocità e rischio. Ma spesso chi mette in strada certe perle di saggezza sembra non saperlo. io non ho mai visto nessuno che fermandosi dopo una serie di minkiate del genere avesse il benché minimo atteggiamento appropriato a uno che avesse appena coscientemente rischiato la sua vita. sempre tutto normale.
questo non lo capisco.
Ho guidato a vita persa e so che le mie capacità me lo consentono, ma esse non bastano SU STRADA a garantimi l’incolumità. per cui quando (raramente) mi si chiude la vena… una volta fermo so che è stata né più e né meno di una roulette russa. Mi è andata bene… punto.
questa secondo me è la differenza tra chi ha l’abitudine alla guida a vita persa e chi invece non ce l’ha.
Non è la capacità di farlo, ma la totale sconnessione tra cervello e percezione del rischio.
e non mi si venga a dire che si tratta di diversa abilità… perché oltre un certo limite quelle contano solo su pista. su strada NON DIPENDE PIÙ da te e dalle tue doti di guida. Tu fai il tuo… e se non lo fai bene sei già spacciato…. poi il caso e la buona sorte devono mettereci del loro per evitare ciò cui non potresti porre rimedio“.
Post nota di Max: “quest’ultimo anno, per la prima volta da quando vado in moto, non ho trovato in strada nessuno dei pazzi che descrivo nel commento“.

Che poi fra quelli che giocano con la velocità ci sono anche questi

[bbp-single-topic id=7762]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: