La Superbike è tornata!

Titolo furbino a doppio senso: si può alludere alla Superbike spettacolare di una volta, come a quella noiosa degli ultimi anni. Le prime due gare del 2018 sono state spettacolarissime, grazie a Phillip Island e… a qualche problema di gomme. Una bella Superbike, ma rispetto al 2017 forse non cambierà molto. O no? E a voi com’è sembrata?

 

Partiti!
Il Campionato Mondiale Superbike 2018 ha ufficialmente preso il via questo fine settimana sulla pista australiana di Phillip Island. E Marco Melandri ha fatto la doppietta. E la Ducati pure, mettendo in mostra una impressionante capacità di scaricare a terra i cavalli e di “fare strada”. Anche con la moto privata del Team Barni, guidata da Xavi Forés, 4° nella prima manche e 3° nella seconda.

Xavi Forés sulla Ducati Barni precede la Kawasaki di Jonathan Rea e la Ducati ufficiale di Marco Melandri. Emozionante!

Nuovo regolamento: per ora Ducati più vicina alla Kawa
Attendevamo questo primo appuntamento con curiosità, per capire come avrebbe influito il nuovo regolamento sui valori in campo. Al di là del coro di consensi dopo la seconda (spettacolarissima) manche, la sensazione è che non sia cambiato tantissimo. Se non che la Kawasaki regali qualcosa di motore alla Ducati sui rettilinei. Però, alla fine, davanti ci sono sempre Ducati e Kawasaki.
E gara 1 è stata molto più veloce di quella dello scorso anno: 12 secondi in meno, che fanno quasi mezzo secondo a giro! Maliziosamente si potrebbe dire: potere degli investimenti economici delle case che mettono budget sulla Superbike, e che riescono ad adeguarsi in maniera vincente ai nuovi regolamenti. In barba agli altri.
La prossima gara comunque sarà un’altra storia, probabilmente tutta da riscrivere, perché da un circuito dove si scorre (Phillip Island) si passerà a un circuito “start&stop” (Buriram).

Cambio gomme ultimato, Marco Melandri riparte

Bello il flag to flag!
Quello che però ha creato moltissimo interesse, soprattutto per la seconda giornata, sono i problemi di gomme. La gara di domenica si è corsa con un flag to flag obbligatorio a metà manche, per il cambio del pneumatico posteriore. Sosta che i team hanno usato per sostituire anche l’anteriore.
Era già successo, proprio qui a Phillip Island in MotoGP; era il 2013, e il fornitore unico allora era la Bridgestone. Colpa di questa pista, con lunghissimi curvoni a sinistra da fare in accelerazione, che letteralmente “bollono” la gomma dietro.
In realtà in MotoGP era successo anche nel Gran Premio d’Argentina del 2016, quando si era passati alle gomme Michelin.
Proprio questa decisione, presa non unanimemente dai team e dalla Dorna (Ducati non aveva problemi di gomme), ha reso più spettacolare Gara2. Perché non c’era tempo per fare tattiche o attendere il calo dei pneumatici: nei due tronconi di gara bisognava spingere e basta. E lo hanno fatto tutti, anche quelli che di solito sono più attenti, perché tradizionalmente faticano ad arrivare a fine gare con le loro gomme.
Bisogna dire che è stato atipico anche il flag to flag. Perché a differenza della MotoGP, dove si usano due moto, qui i team hanno dovuto sostituire le ruote della moto in gara. E abbiamo visto i piloti prendere fiato, addirittura scendere, mentre i meccanici lavoravano. C’era un tempo minimo di sosta da rispettare, per evitare pericolose corse al cambio ultrarapido della ruota, e tutto ha funzionato; anche se di suo, il flag to flag resta pericoloso.
Alla fine, nonostante i tanti timori da gara falsata, davanti ci abbiamo ritrovato i soliti. A eccezione di Davies, che è scivolato per eccesso di confidenza nella gomma anteriore nuova.

Ma a quanto le gonfiate queste gomme?
In tanti abbiamo pensato che la Pirelli, nonostante gli sforzi di proporre pneumatici in grado di sopportare la temperatura (ne abbiamo parlato QUI), avesse cannato il posteriore. Invece poi è emerso che da verifiche fatte a campione su 9 moto, ben 4 avevano la gomma dietro sotto la pressione minima raccomandata dalla casa italiana, 1,6 bar (misurati a caldo). E allora sorgono un po’ di domande.
La prima: ma perché non si mettono anche in Superbike i sensori di pressione, come già succede in MotoGP e in Moto2? La seconda: possibile giocare così con la vita dei piloti? Evidentemente si.
La gomma sottogonfiata assicura evidenti vantaggi in termini di trazione in uscita di curva, perché spancia meglio e offre una superiore superficie di contatto con l’asfalto. Però si surriscalda, perché è soggetta a superiori deformazioni.
La Dorna dalla gara di Aragon farà partire un programma di controlli a campione delle moto in gara, con penalità (da definire) per chi verrà pescato con pressioni inferiori a quanto raccomandato dal costruttore di pneumatici.

Questa la dichiarazione completa di Giorgio Barbier, il Direttore Racing di Pirelli Moto: “Pirelli ha preso atto della decisione di effettuare due gare con l’introduzione della regola del flag to flag e relativo pit stop obbligatorio che è stata presa da Dorna e FIM dopo aver sentito i pareri di piloti e rappresentanti dei team. Ci tengo a sottolineare come, in realtà, dagli incontri con i partecipanti di tutte le classi, non si sia levata una voce unanime in tal senso ma alcuni piloti erano favorevoli ad effettuare tutta la durata delle gare piuttosto che a ridurne semplicemente il numero di giri. In queste situazioni è giusto però che sia la voce della maggioranza a prevalere e pertanto si è deciso di procedere in tal senso. Dispiace sicuramente per quei piloti che hanno lavorato bene nella messa a punto della moto nei giorni che hanno preceduto il fine settimana di gare riuscendo a gestire bene l’usura dei pneumatici. Il tema delle pressioni per noi resta comunque un punto cruciale perché è chiaro che se un pneumatico non è gonfiato correttamente non può lavorare bene e questo, giro dopo giro, può innescare problemi, soprattutto in un circuito particolarmente critico e sensibile come quello di Phillip Island. Per questo motivo Dorna e la FIM in accordo con Pirelli a partire da questo round hanno implementato una procedura di controllo delle pressioni pochi minuti prima della partenza scegliendo a caso tra alcuni piloti. I primi dati fanno riflettere: su nove piloti controllati nelle tre gare del weekend, quattro erano al di sotto della pressione minima di 1,60 bar consigliata da Pirelli, l’organizzatore del Campionato ha comunicato che a partire dal round di Aragón i piloti che non rispetteranno le pressioni minime verranno sanzionati.

 

A margine del commento alle gare del Mondiale, segnaliamo che Troy Bayliss nelle tre manche corse ha portato a casa un 2°, un 5° e un 6° posto. Avrebbe potuto vincere la prima e arrivare terzo nella seconda. Un ottimo risultato, e forse torna d’attualità il pezzo fatto qualche mese fa, sul perché i piloti anziani ancora competitivi non stupiscono.

 

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