Quei passi appenninici senza più motociclisti

Sono molti quelli di noi che hanno scelto di non andare più sui passi tosco-romagnoli. Colpa del pessimo stato delle strade, ma anche di alcune campagne di repressione dei pirati della strada nelle cui maglie finiscono per cadere anche (e soprattutto) i motociclisti più tranquilli. È il momento di riallacciare il filo del dialogo
(Nella foto d’apertura, il piazzale del bar Sottobosco, sul passo di Viamaggio)

 

L’amico @ace71 ha annullato l’edizione 2018 del Ro-magna, l’incontro motociclistico-raduno che aveva già organizzato lo scorso anno sulle strade dell’Appennino Tosco-romagnolo e che avevamo annunciato circa un mese fa. Il motivo è nella pessima qualità delle strade, che non consentono più una passeggiata rilassata in tutta tranquillità, quale quella che lui si proponeva di organizzare. Ma non solo.

A spingere per l’annullamento c’è anche il clima da caccia alle streghe nei confronti dei motociclisti, che sempre più si respira dalle sue parti. Due settimane fa, sul versante toscano del Passo della Calla, sembra che alcune pattuglie di forze dell’ordine fermassero i motociclisti per misurare con il dinamometro il peso delle valigie. Perché c’è un peso massimo da rispettare, che di solito trovate stampigliato sulle borse. Probabilmente sono le stesse pattuglie che in passato si sono attirate addosso critiche per l’uso di auto civetta che procedevano rispettando in toto i limiti di velocità, in attesa di fotografare il motociclista che li sorpassava per fermarlo poco oltre e ritirargli la patente.

Tutto legittimo, per carità. Ci sono dei limiti di peso delle valigie e vanno rispettati. Ci sono dei limiti di velocità e dei divieti di sorpasso, e anche questi vanno rispettati.

Però c’è un fatto di opportunità. Ho insegnato a guidare la moto per anni, e non ho mai visto gente che ha avuto incidenti a causa del peso eccessivo o mal distribuito delle valigie. Anzi, di solito chi ha le valigie è un motociclista evoluto ed esperto. I problemi, semmai, li hanno quelli che ancorano carichi sulla moto in maniera posticcia. Davvero è utile impiegare risorse ed energie per controllare il peso delle valigie?

Stessa cosa per il discorso velocità e sorpasso. Le leggi si rispettano, è vero. Però il legislatore deve a sua volta essere attento a fare norme che possano essere rispettate. E a 30 km/h su quelle strade ci si va solo se si vuole cercare l’occasione per bastonare qualcuno. Perché anche i camper vanno almeno ai 50.

Se mi fai tratti lunghissimi di strada con il limite a 30 km/h, non stai pensando alla sicurezza mia che guido su quella strada, ma alla tua tranquillità di amministratore, che vuol pararsi le spalle nel malaugurato caso di un incidente grave su una via che per una serie di motivi è mal tenuta.

Viviamo in un paese dove il limite a 30 per tranquillità degli amministratori pubblici è diffusissimo. Su strade dove, obiettivamente, è impossibile andare a 30. Anche per un fatto di sicurezza; perché da dietro ti piombano addosso in velocità pure i pulmini delle suore, che recitano il rosario sul filo dei 70 km/h. Davvero è utile tutto ciò? Davvero serve a qualcosa?

La maggior parte dei motociclisti che muoiono sono utenti delle strade urbane. Non smanettoni che scambiano i passi di montagna per piste! Qualche anno fa ho fatto una piccola inchiesta per Il Centauro, la rivista dell’Asaps, che se non lo sapeste è la rivista dell’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale. Si parlava di smanettoni, e di gare su strada. Con l’occasione cercai un po’ di vecchi amici dei tempi andati, quando anche io non disdegnavo la smanettata cattiva. Fui sorpreso nello scoprire che erano tutti vivi e in ottima salute, con pochissimi incidenti sulle spalle, se non zero.

A scanso d’equivoci scrivo in evidenza che i pirati vanno fermati. Bene fanno le forze di polizia che sanzionano duramente i loro comportamenti.

Però questo è diverso dal punire un tranquillo signore che viaggia a 70 km/h su una strada extraurbana dove qualcuno ha proditoriamente messo il limite dei 30. Perché così l’unico risultato è che nessuno di noi va più su quelle strade.

La foto che vedete a destra è stata scattata domenica scorsa all’Alpen Bar di Campigna. Domenica di sole, con il Mondiale Superbike, che in molti fino allo scorso anno andavano volentieri a vedere fra amici in questo storico locale. Ci sono 6 moto, contro le 100 abbondanti che avreste contato in una foto degli anni precedenti. E nel prossimo fine settimana all’appello mancheranno anche i circa 30 motociclisti che avrebbero partecipato al Ro-magna. Saranno/saremo da un’altra parte.

E allora l’amico Ace butta lì una domanda: “non sarebbe stato più funzionale sensibilizzare i cretini ad andare piano nei centri abitati? Bastavano dei dossi all’ingresso e all’uscita, magari un velox. O una pattuglia di polizia, che basta vederli per chiudere il gas. Da altre parti è stato fatto e ha pacificato molto gli animi, perché i residenti si sono sentiti meno minacciati dalle moto e i motociclisti che ne avevano bisogno hanno imparato a rispettare le persone che incontrano per strada”.

Si può fare qualcosa per i motociclisti? Si può fare qualcosa per quelli di noi che rischiano? Si, certo! Ma non è punendo severamente dei comportamenti che di solito altrove si tollerano che si ottiene qualche risultato. Personalmente, da motociclista di lungo corso (e da insegnante di guida sicura), vedo continuamente tantissima gente in pericolo su due ruote. Gente che rischia senza saperlo, senza accorgersene. Se davvero avete voglia di fare qualcosa per quelli della tribù delle due ruote che rischiano, tocca andare da altre parti, per fare sensibilizzazione e cultura su altre persone.

In chiusura non riesco a non aggiungere una nota, anche se il benaltrismo normalmente non mi appartiene. Oggi sono uscito, e mentre me ne andavo in giro tranquillamente, due automobili hanno rischiato di investirmi contromano, facendomi venire il gelo nella schiena. In entrambi i casi i guidatori stavano guardando il telefono. Mi ha colpito che in un tragitto di 30 km, ripetuto due volte, in una stessa giornata, io abbia rischiato due volte il medesimo incidente.

Così, per suggerire un altro possibile problema da prendere in considerazione se si vuole fare sicurezza stradale.

 

Sull’argomento vi segnaliamo anche l’intervento di un lettore, Gianluca, che abbiamo pubblicato in una articolo a parte: Cacciate i pirati e lasciateci in pace!

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