Quell’automobilista che ti guarda, ma non ti vede

Una ricerca australiana ha indagato su un fenomeno chiamato “cecità da disattenzione”. Guardare e non vedere, ciò che non ci si aspetta di vedere. Sembra succeda spesso ai guidatori di auto nei confronti dei motociclisti. E potrebbe spiegare molti incidenti. Per combatterla si può solo fare sensibilizzazione sui guidatori. Ma dobbiamo conoscere il fenomeno anche noi motociclisti!
(L’immagine d’apertura è un frame di una campagna di sicurezza stradale che trovate linkata in coda all’articolo)

 

Gli automobilisti non vedono i motociclisti. Tutti noi che andiamo regolarmente in moto lo sappiamo bene, e ogni volta che stiamo per incrociare un’auto abbiamo imparato a dare per scontato che questa non ci abbia visto.
Il problema è noto a chiunque si occupi di sicurezza stradale. Non a caso, le aziende motociclistiche investono in studi sulla visibilità dei mezzi a due ruote. E noi motociclisti abbiamo imparato a usare abbigliamento con fasce rifrangenti.
A dare una motivazione e un contorno diverso al problema, potrebbe contribuire ora uno studio condotto da tre ricercatrici australiane, nell’ambito dell’organizzazione Human Factors and Ergonomics Society. Loro sono Kristen Pammer, Stephanie Sabadas e Stephanie Lentern, e hanno indagato sul come e il perché gli automobilisti non vedano le moto.

Si chiama “cecità da disattenzione”
Per il loro studio le tre ricercatrici hanno preso un campione di 56 volontari, ai quali hanno fatto visionare alcune immagini di traffico stradale, prese dalla prospettiva del guidatore di un’auto. Hanno chiesto al panel di volontari di indicare le foto nelle quali erano evidenti situazioni di pericolo.
L’ultima immagine della serie era manipolata, con l’inserimento di un veicolo inaspettato nel contesto della foto; poteva essere un taxi o una moto.
Il 48% dei partecipanti non si è accorto dell’inserimento di un veicolo. Fra quelli che hanno colto la presenza di un mezzo estraneo, il taxi non è stato notato nel 31% dei casi, la moto nel 65%. Abbiamo più del doppio delle possibilità di non essere visti! Sempre considerando che quasi la metà del campione della ricerca non si è accorta neanche ci fosse un pericolo.

Il problema è che quel veicolo lì non se l’aspettavano, quindi hanno guardato, ma non hanno visto!

A spiegare meglio le motivazioni ci ha pensato la stessa dott.ssa Pammer, professore di psicologia all’Australian National University: “Quando siamo alla guida, c’è una grande quantità di informazioni sensoriali che il nostro cervello deve processare. Non possiamo occuparci di tutto, perché questo richiederebbe enormi risorse cognitive e troppo tempo. Quindi il nostro cervello deve decidere quali informazioni sono più importanti. La frequenza degli incidenti dovuti a guidatori che ‘guardano ma non vedono’ ci suggerisce una connessione con il modo in cui il cervello filtra le informazioni”.

L’auspicio delle ricercatrici australiane è che, sulla base dell’evidenza delle ricerche scientifiche, si facciano delle campagne per rendere noto a tutti i guidatori il fenomeno della cecità da disattenzione nei confronti dei motociclisti. Perché facendo salire la moto nella gerarchia del radar degli automobilisti, questi dovrebbero iniziare a notarla di più.

Imparare a percepire la disattenzione da eccesso di dati
La cecità da disattenzione è un concetto noto nella comunità scientifica. Personalmente avevo sentito parlare di qualcosa di simile nei corsi tecnici di una federazione sportiva. E avevo trasportato il concetto nelle mie lezioni teoriche di guida sicura.
Come ha spiegato la dott.ssa Pammer, il nostro cervello va in crisi quando deve gestire troppi dati, e inizia a scaricare automaticamente quelli che non ritiene utili. Nella simulazione australiana non vedeva i veicoli che non si aspettava di vedere nelle immagini; perché non li cercava.
Nel nostro caso di motociclisti, ad esempio, può succedere se siamo troppo presi da una moto che non conosciamo; ci “distraiamo” per prestare attenzione a tutti i rumori, a leggere il contagiri, a valutare sensazioni alle quali solo con il tempo smetteremo di prestare attenzione, perché non ne sentiremo più la necessità. Finché saremo in questo situazione di attenzione orientata al veicolo, è chiaro che avremo una quota inferiore di attenzione da dedicare alla strada.
Stesso discorso quando guidiamo a un ritmo eccessivo per le nostre capacità. Iniziamo ad avere una visione a tubo, e ci rendiamo conto che tanti piccoli particolari li notiamo magari quando siamo già passati.
Superando un incrocio avete visto con sorpresa il muso di una macchina che non avevate notato? Benvenuti nella visione a tubo, che state sperimentando perché viaggiate a un ritmo che non è il vostro. E se siete con uno smanettone che ha più margine di voi, lui non la sta sperimentando. Lui tiene ancora tutto sotto controllo, ha margine, rischia meno di voi.
Tutto questo ovviamente vale anche per l’automobilista! E, purtroppo, vale quando ci sono cause ben precise, che riducono la nostra capacità di elaborare grosse quantità di dati. Stanchezza, sonno, alcol, droghe. Ma anche distrazione, magari per una semplice conversazione che va oltre il “buongiorno come stai, che tempo fa oggi?”.

Il filmato di una campagna di sensibilizzazione irlandese per spingere gli automobilisti a “guardare” i motociclisti.

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