Romano Fenati, e la sua tempesta perfetta

Romano Fenati ha sbagliato e deve pagare. Ma ha avuto anche la sfortuna di creare un caso idoneo a scatenare una tempesta perfetta. Così oggi, rimasto a piedi anche per il 2019, arriva il ritiro della tessera e della licenza da parte della FMI. E tutti gli danno addosso, dimenticando che nelle corse storicamente si sono visti tantissimi gesti aggressivi come il suo. Magari un po’ più subdoli

 

Non si placa la tempesta su Romano Fenati, dopo il gesto scellerato di domenica scorsa a Misano, nella gara della Moto2. Licenziato in tronco dal Team Snipers, rotto il contratto dalla MV Agusta, con la quale avrebbe dovuto correre il prossimo anno, ora arriva anche il procedimento disciplinare della FMI.
Con un comunicato la Federmoto ha infatti reso noto che a Fenati, su richiesta del procuratore federale, Antonio De Girolamo, sono state ritirate la tessera e la licenza velocità. Il pilota verrà ascoltato, assistito da un avvocato se lo riterrà opportuno, venerdì 14 settembre.

Lui nel frattempo dice che non vuole più correre, e ha scritto una lettera di scuse, reperibile sulla sua pagina Twitter, che ha convinto poche persone. Il problema è che Fenati è recidivo, e noto per avere un caratteraccio sanguigno. Giusto che paghi. Giusto che le conseguenze di quello che ha combinato (e che avrebbe potuto combinare se avesse causato la caduta dell’altro pilota) lo spingano magari ad affrontare i suoi problemi umani.

Però ciò a cui stiamo assistendo da due giorni è diventato una insopportabile gogna mediatica. Addirittura l’accusa di tentato omicidio, francamente ridicola. Si, il primo a evocare una parola così grave è stato Stefano Manzi, il pilota che ha subito la reazione di Fenati. Ma era a caldo, e lui può permettersi di dire tutto, visto che sulla moto c’era lui, e non noi che ci siamo spaventati dal divano. Però, continuare a parlare di tentato omicidio ancora oggi, significa non sapere nulla di corse.

Se non vi siete mai occupati di corse perché non ve n’è mai importato nulla, perché non continuate a ignorare il nostro mondo, invece di parlare della vicenda Fenati/Manzi?

L’attività agonistica è riservata a persone che hanno spirito competitivo. Una carica di aggressività che viene convogliata nello sport. Tanto maggiore è la carica di aggressività, tanto maggiore è la ricerca di adrenalina, tanto più duro è lo sport scelto.

Nel motociclismo gli agnellini sono pochi. Certo, oggi ci sono le telecamere, il mondo si è professionalizzato, e i piloti sono stati chiamati a un cambiamento. Ma dentro, il loro corredo genetico è rimasto lo stesso.
Infatti la storia è piena di calci, spinte, colpi di carenatura, traiettorie che accompagnano fuori e costringono a chiudere il gas. E ancora, cambi improvvisi di traiettoria, frenate in curva, gente che frena senza alzarsi sul manubrio, e gente che si alza sul manubrio senza frenare.

Fenati è andato oltre e deve pagare, con una squalifica che lo tenga fermo anche fino a fine anno (gli sono state comminate solo due gare di stop). Ma ha la sfortuna/ingenuità di aver commesso il suo (folle) gesto davanti alle telecamere. E di aver incarnato con questo in maniera perfetta la figura del cattivo, del capro espiatorio che ci vuole per convogliare e sfogare un po’ di rabbia diffusa.

Basta con questo linciaggio purificatore!

Quanti sono quelli che in vita loro non hanno mai fatto una cazzata grossa, che ha fatto rischiare altre persone, e della quale poi si sono pentiti? Magari con forti complessi di colpa? Una volta qualcuno disse: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Era un ottimo insegnamento, ricordiamocelo.

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