Se anche le moto iniziano a guidare da sole

Nei giorni scorsi abbiamo tutti visto la moto BMW capace di viaggiare senza conducente. Quello che forse ci è sfuggito è che si tratta della punta di un iceberg che vede l’elettronica sempre più presente nella gestione dei mezzi a due ruote. Una rivoluzione che le case stanno facendo entrare in punta di piedi, per non toglierci il piacere di guida

Ha fatto molto rumore nei giorni scorsi il prototipo di motocicletta BMW capace di viaggiare senza conducente. La dimostrazione è avvenuta davanti a un gruppo selezionato di giornalisti, nell’area test del gruppo BMW di Miramas, nel sud della Francia.

Il veicolo parte in modo indipendente, accelera, gira nel tortuoso circuito di prova e rallenta in maniera autonoma, fino a fermarsi.

La dimostrazione, documentata con foto e video ufficiali, è stata ripresa da tutti gli organi di stampa, non mancando di creare qualche preoccupazione fra molti di noi, che si sono chiesti a cosa serva un prototipo simile. “Ci toglieranno il gusto di guidare, dandoci moto sulle quali siederemo senza poter o dover fare nulla?” Questa la legittima domanda di molti motociclisti.

La BMW ha chiarito che non mira a produrre commercialmente una moto capace di viaggiare senza pilota. Piuttosto sta lavorando a una tecnologia di base, che servirà da piattaforma per lo sviluppo di futuri sistemi e funzioni che rendano le due ruote ancora più sicure e confortevoli, e che aumentino il piacere di guida. L’obiettivo dello sviluppo di questo prototipo è insomma raccogliere ulteriori conoscenze sulle dinamiche di guida del mezzo a due ruote, al fine di rilevare immediatamente situazioni pericolose e quindi supportare il conducente con sistemi di sicurezza appropriati.

Fino a oggi si è sempre parlato molto di auto senza conducente, e non di moto. Perché l’impegno congiunto dei costruttori auto in direzione di veicoli capaci di viaggiare senza l’assistenza di un guidatore è un qualcosa di concreto, sebbene ancora lontano nel tempo. E perché ci sono comunque livelli di automazione inferiori già in commercio. Anche con guidatori incoscienti che li scambiano per sistemi di guida completamente automatizzati. E non stanno mancando gli incidenti.

Il Motobot Yamaha sa guidare una R1 in pista

Eppure anche nelle moto la BMW non è l’unica casa a studiare la guida senza conducente. Lo sta facendo anche la Yamaha, che con minor clamore negli anni scorsi ha mostrato il suo Motobot, un robot capace di guidare una moto in pista a velocità superiori ai 200 km/h.

Avete visto il video della sfida dell’automa pilota con Valentino Rossi sulla pista statunitense di Thunderhill Raceway Park? Ha fatto meno clamore perché l’automa antropomorfo della casa giapponese è stato scambiato da tutti noi per un’esibizione di muscoli, visto il contesto sportivo nel quale è stato inserito.

Il Motobot ha perso, con il campione capace di chiudere il giro di pista in 85 secondi, contro i 111 del robot. Ma la Yamaha ha fatto qualcosa di incredibile, creando non una moto autonoma, ma un automa a forma di uomo capace di replicare la guida umana ad alta velocità.

Anche in questo caso, l’azienda dei tre diapason ha specificato che il fine della ricerca è sviluppare tecnologie per una maggiore sicurezza della mobilità su due ruote.

In attesa della moto che guida da sola, ci sono quelle che stanno in piedi da sole. Negli anni passati hanno mostrato i loro prototipi sia Honda che BMW. E anche in questo caso, si mira a mettere a punto degli ausili elettronici che rendano più facile il compito dei guidatori e che, magari, correggano gli errori umani.

Del resto, senza che noi potessimo opporci, le moto hanno già imparato un po’ a guidare da sole. Abbiamo iniziato tanti anni fa con l’ABS, poi è venuto il Traction Control, che impedisce alla ruota posteriore di slittare. E ora abbiamo l’ABS Cornering, capace di funzionare anche in curva, a moto fortemente inclinata.

A sovrintendere il funzionamento di tutti questi congegni elettronici ci sono delle centraline, capaci di gestirli in maniera coordinata. E così la moto ha guadagnato molta più stabilità.

Da qualche anno si è diffuso il Ride-by-Wire, il sistema che gestisce elettronicamente l’apertura del comando del gas. Così ora noi motociclisti abbiamo l’illusione di essere noi a gestire il motore, ma in realtà è un computer a farlo. Ovviamente non succede che la moto prenda autonomamente delle decisioni, ma se eseguiamo un comando scorretto, come quello di dare troppo gas quando il motore è a basso regime, invece dell’ingolfamento la centralina comanderà un’apertura graduale delle farfalle del sistema di iniezione. Senza dirci nulla. E noi godremo di una moto più fluida e anche più performante.

Di più? Il sistema di cambio semiautomatico della Honda, il noto DCT già diffusissimo, non accetta dal pilota i comandi pericolosi o dannosi per il motociclo. Ad esempio non consente di scalare marcia quando il motore è già molto su di giri.

L’informatica e l’automazione dei veicoli sono arrivate anche nel settore motociclistico. Ma lo hanno fatto in maniera morbida, entrando quasi in punta di piedi. E noi motociclisti piano piano ci stiamo abituando a un’elettronica di ausilio e non eccessivamente invadente.

Ora però non esagerate e lasciateci il gusto di guidare. Perché i prototipi di moto automatiche sono già realtà, ma quelli che restano incapace di evolversi siamo proprio noi uomini.

 

Alcuni video dei prototipi citati nell’articolo

 

 

 

 

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