Stavano qui…

Un titolo un po’ ironico, perché ieri la rete Internet marocchina ha fatto i capricci e i nostri tre amici in viaggio non sono riusciti a mandare le foto. Via Whatsapp hanno comunque mandato un testo con delle indicazioni. E Pape mi ha detto che erano in fondo alle Gole di Dades, vale a dire nel posto dell’immagine d’apertura. Il testo è illustrato con foto reperite on line sulla base delle zone attraversate da Pape, Fabio e Nunzio
(la foto d’apertura è scattata da Jean-Pierre Jeannin)

Questa mattina andando a far colazione abbiamo visto la piscina dell’hotel completamente ghiacciata: il freddo si fa sentire, nonostante la splendida giornata di sole. Quindi ce la prendiamo con calma, per tardare di un po’ la partenza”.

Apre così AlbertoPape le note che mi ha inviato. E poi continua, dicendo che dopo la giornata precedente, tutta rilassantemente su asfalto, ora li aspetta una tappa di alta montagna. Circa 170 km per raggiungere Ichimil, passando per il bellissimo Circue du Jaffar, la cui strada è classificata fra le più pericolose del mondo. Il motivo? Molti passaggi sono esposti a strapiombo, in alcuni tratti è particolarmente impervia e… date un’occhiata a questo video che ho trovato su Youtube!

L’inizio comunque promette bene. La pista è bella larga e con un fondo compatto. Invita a forzare, tanto che Fabio si gioca il secondo jolly del viaggio. “In una curva arriva un po’ lungo -scrive Pape- e forzando la frenata con il posteriore la moto derapa. Lui ha controsterzato e, con il piede a terra, è riuscito a fare la curva! Seconda botta di culo. Lui dice bravura, ma ci crede solo lui??”.

Dopo una decina di chilometri, i nostri tre amici sono già oltre i 2000 m, in un panorama di montagne innevate. Il sole inizia a scaldare, il cielo è di un azzurro che da noi, in Italia, raramente si vede. Una meraviglia, la strada diventa stretta e sinuosa in mezzo a un bosco di cedri, e a ogni curva bisognerebbe fermarsi per una foto.

Si continua a salire, e di tanto in tanto si incontrano dei pastori con il gregge che immancabilmente fanno segno di fermarsi. Ancora una sessantina di chilometri, e si arriva a un villaggio di 10 case di mattoni e fango. Siamo a quota 2400 m: ma come fanno a vivere quassù?

Dopo un valico a 2600 m, si ricomincia a scendere, e si incontrano alcuni villaggi più grandi del precedente. Sono posti dove la vita scorre a un altro ritmo, e Pape scrive che passando in moto si ha la sensazione di disturbare, anche se i bambini immancabilmente corrono incontro ai nostri amici e porgono loro le mani per battere il cinque.

Queste sono le gole di Todra. Vicine a quelle di Dadès (foto Jerzystrzelecki)

In valle c’è anche qualche tratto asfaltato che costeggia il fiume, in una magnifica gola scavata nella montagna. Il gioco però dura poco, la strada si fa sempre più malconcia, con deviazioni per frane o detriti che scendono dai canaloni della montagna. Si fanno un paio di passaggi su dei costoni da 40 cm. Roba che con il gs Alberto dice che non sarebbe mai riuscito a passare. Un paio di metri più in basso c’è il fiume. Si va avanti

Finché arriviamo in un punto che proprio non rischiamo di passare. Il sentiero c’è, ma è stretto e inclinato, a un paio di metri dal fiume. Siamo fermi lì che pensiamo a come venirne fuori, quando sbuca dal nulla un pastore. Da dove escano non si sa, ma ogni volta che ti fermi nel nulla qualcuno salta fuori. Ci indica di proseguire nel greto del fiume per 3-4 km. Con mille dubbi lo ascoltiamo, e fortunatamente l’acqua non è molta. Riusciamo a guadare più volte per cercare la via con meno pietre possibile. Dopo un paio di cadute e un’ora persa, ne usciamo: soddisfazione a mille!”.

Dopo 5 ore di marcia su una pista da sogno, Ecco Ichimil. Il paese però non offre molto per la notte, e i tre si mettono in vantaggio iniziando il percorso previsto per oggi, venerdì 8. Puntano alle Gole del Dades. Da Agudal imboccano un’altra pista di montagna, stupenda anche questa, salgono di nuovo, e valicano a 2904 m. Temperatura a 4 gradi, il sole che tramonta. Subito dopo il valico restano senza parole (e noi purtroppo senza foto). “La maestosità dell’Alto Atlante vista da quassù è stupefacente. Siamo in cima al mondo e sotto di noi le gole del Dades che iniziano qua e finiscono 70 km più a valle”.
La discesa è un susseguirsi di colori caldi sulle rocce e panorami mozzafiato. Un’altra ora di strada e raggiungiamo la parte turistica delle gole, che paragonata a quella vista prima è niente. Però troviamo un’ottima sistemazione per la notte”.

A fine giornata i nostri amici avevano percorso 290 km, per la maggior parte in fuoristrada. Uno spettacolo unico, scrivono.

Forza ragazzi, portateci ancora con voi!

Una strada, nell’Alto Atlas (foto Bernard Gagnon)

 

Imlil, nell’Alto Atlas (foto Luc Viatour)

 

Un villaggio sui monti (foto Jerzy Strzelecki)

 

Si lavano i panni sul fiume Dadès (foto Jerzy Strzelecki)

 

Ancora le Gole di Todra (foto Jerzy Strzelecki)

[bbp-single-topic id=5693]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: