Tutti i dati sulle strade più pericolose d’Italia

7 incidenti su 10 si verificano su strade urbane, i restanti sulle extraurbane, dove però aumentano i morti (+7,4%) . Le strade più pericolose d’Italia sono il tratto urbano dell’Autostrada A24 a Roma, il Raccordo di Marghera e il Raccordo di Reggio Calabria. Per le moto però, le strade più pericolose sono la SS1 Aurelia nel tratto ligure, la SS249 Gardesana Orientale e la SS145 Sorrentina

 

Come ogni anno, in contemporanea con l’apertura dell’EICMA, l’ACI diffonde i dati definitivi degli incidenti stradali dell’anno precedente. Con il risultato che il mondo motociclistico neanche si accorge che sono usciti dei dati nuovi.

Ovviamente dal punto di vista dell’ACI non siamo una grossa perdita. La stampa motociclistica generalmente ama poco l’argomento incidenti. Che per certi versi è anche un po’ stantio. Perché alla fine quello che viene fuori noi che andiamo in moto lo sappiamo già.

Si fanno male quelli che vanno al lavoro o a fare commissioni sulle strade più trafficate. Che sono sempre di più, e quindi numericamente contano molto

Peccato che agli occhi di chi non si occupa di mezzi a due ruote appare il solito messaggio: sono aumentati gli incidenti delle moto. E giù guerra ai motociclisti che se ne vanno a spasso per i passi. Perché “sono dei pazzi, vanno forte, e muoiono”.

Senza voler difendere i pazzi che fanno le corse su strada, se ce ne sono ancora, perché io non ne vedo più così tanti, suggerirei ai tromboni che attaccano i motociclisti convinti facendo leva sui soliti stereotipi, di studiare bene i dati diffusi dall’ACI. Di seguito pubblichiamo anche il link per studiare in dettaglio localizzazione e tipi di incidente. E scoprire così che i tratti dove i motociclisti hanno più incidenti non sono le strade di montagna. E che forse il problema (gravissimo) degli incidenti dei mezzi a due ruote andrebbe approcciato in una maniera differente.

 

La mappa degli incidenti in Toscana. Le strade non segnalate non hanno avuto neanche un incidente. Quelle in verde 1, in giallo 2, in rosso 3-4 e in nero 5 o più. Come si vede i tratti più pericolosi sono quelli più trafficati e densamente abitati

 

Tornando al comunicato dell’ACI, lo studio realizzato dall’Automobil Club si chiama “Localizzazione degli incidenti stradali 2017”, ed è realizzatoanalizzando i 36.560 incidenti (1.228 mortali), nei quali hanno perso la vita 1.359 persone e ci sono stati 58.967 feriti. Il tutto su una rete stradale nazionale di 55mila chilometri. Che fa più di un ferito a chilometro.

Più in dettaglio, sono aumentati leggermente gli incidenti in autostrada (+0,4%), mentre sono diminuiti quelli sulle altre tipologie di strada (-0,7% extraurbane, -0,5% urbane). Sulle strade extraurbane principali aumentano però i morti (+7,4%) e calano i feriti (-1,6%). Le autostrade urbane risultano quelle con la maggiore densità di incidenti, a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi.

Rispetto al 2016, gli incidenti sono calati dell’1% e i decessi cresciuti del 7,4% (94 in più). Prendendo come riferimento l’anno 2010, gli incidenti sono diminuiti del 22% e i morti del 17,8%

Una sconfitta. Dopo aver mancato l’obiettivo europeo di dimezzare la mortalità stradale nel primo decennio del Secolo, ci avviamo ora a mancare anche il secondo obiettivo, di dimezzare ancora nel secondo decennio degli anni Duemila. Non è una sconfitta solo italiana, perché in tutta Europa si assiste a una risalita della mortalità stradale. Senza che si riesca a fare nulla, se non aumentare sempre più i controlli; come sta facendo (con successo) la Francia.

Il tratto urbano dell’autostrada A24, a Roma, è la strada sulla quale si verificano più incidenti: 17,1/km, a fronte di una media italiana di 1,3 incidenti/km per la rete autostradale, e di 0,6 incidenti/km per le strade extraurbane. Seguono il Raccordo di Marghera (11,3 incidenti/km) e il Raccordo di Reggio Calabria (10,5 incidenti/km).
Tra le strade extraurbane troviamo al primo posto la Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga (7,6 incidenti/km), seguita dalla 131 dir (7,5 incidenti/km) e dalla 296 della Scafa (6 incidenti/km).

In autostrada la circolazione dei veicoli per il trasporto delle merci costituisce un elemento di rischio: nel 41% degli incidenti, infatti, è coinvolto un autocarro (anche leggero), un autotreno o un autoarticolato

Sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili rappresentano una quota assai elevata dei decessi: ben il 36% (1 morto su 3 è ciclista, “dueruotista” o pedone): nel 21% dei casi è deceduto un motociclista (288), nell’11% un pedone (149) e nel 4% un ciclista (52). Rispetto al totale dei morti fra gli utenti vulnerabili, i pedoni sono il 25% (1 su 4) e i ciclisti il 20% (1 su 5). I veicoli a due ruote (biciclette comprese), sono coinvolti nel 23% degli incidenti stradali.

L’indice di mortalità delle due ruote (motocicli e biciclette) è molto più elevato di quello delle quattro ruote: più di 3,8 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, rispetto all’1,4 delle auto

Al vertice delle tratte più pericolose per le due ruote, la SS 001 Aurelia, in Liguria, la SS 249 Gardesana Orientale, in provincia di Verona, e la SS 145 Sorrentina, in provincia di Napoli.

In questo quadro così negativo non manca qualche buona notizia: strade dove gli incidenti sono diminuiti in modo consistente. Sono il Grande Raccordo Anulare di Roma, la 106 Jonica, la Statale del Lago di Como e dello Spluga, la Via Appia, la Statale dei Giovi e l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Lo studio dell’ACI, consultabile sul portale www.lis.aci.it, comprende due sezioni distinte, una relativa ai dati generali di incidentalità e l’altra specifica sulla localizzazione degli incidenti stradali avvenuti sulla rete viaria principale.

La sezione dedicata alla localizzazione contiene la statistica degli incidenti per ciascun chilometro di strada analizzato, con dettagli relativi alle conseguenze alle persone, tipologia di incidente, mese, ora, giorno settimana, particolari categorie di veicoli coinvolti, caratteristica del luogo di accadimento.

Completano l’analisi le mappe di incidentalità: numero di incidenti per chilometro su ciascuna strada con dati dell’anno di riferimento, numero di incidenti mortali per chilometro per ciascuna strada con dati dell’ultimo triennio, oltre alla geolocalizzazione degli incidenti.

 

Lo scorso anno avevamo realizzato un articolo grosso modo analogo quando erano stati diffusi i dati relativi al 2016:
La mappa ACI degli incidenti e i veri rischi della moto. Altro che smanettoni!

Quest’anno invece avevamo commentato così la diffusione dei primi dati relativi al 2017, nel luglio scorso:
Nel 2017 +11,9% dei motociclisti morti su strada

 

Queste le strade più pericolose d’Italia (tutti i veicoli)

 

 

 

La mappa delle strade più pericolose dell’Emilia Romagna

 

La mappa delle strade più pericolose del Lazio. Sul sito dell’ACI (segnalato nel testo), sono reperibili tutti i dati e le mappe d’Italia

 

Scorrendo in basso entrerete nella discussione del Forum aperta lo scorso anno sul medesimo argomento. Per continuare una discussione aperta.

Home It Forum Ma quali smanettoni! Il pericolo è il traffico!

Questo argomento contiene 17 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Netbikers 23 ore, 55 minuti fa.

  • Autore
    Articoli
  • #5579

    Mastic
    Amministratore del forum

    I dati ACI raccontano quello che noi motociclisti già sapevamo.
    Il pericolo su strada è nel traffico. Tutte le strade citate come maggiormente pericolose per i motociclisti sono statali urbanizzate. Bisogna ragionare su un nuovo e differente progetto di sicurezza stradale.
    QUI il mio articolo

  • #5583

    zio franco
    Partecipante

    Premio GAC del secolo direi,vista anche la densità di chi si sposta per superficie

    Ma facciamo finta di stupirsi per esprimere delle idee

    Bisogna ragionare su un nuovo e differente progetto di sicurezza stradale

    Che così di pancia potrebbe assomigliare a quanto si fa oltralpe : Visibilità ed Educazione,interattive,perchè per vedere bisogna volerlo,saperlo fare,educarsi a cercare

    Tutto questo passa si per colori e rumori,ma l’aumento degli incidenti comunque rivela la distrazione continua ed in aumento,con la distrazione l’educazione e la visibilità non servono ad una beata fava

    Si dovrà passare per forza all’inibizione,non del passeggero ! ma della guida sotto effetto dell’alcool ed in concomitanza dell’utilizzo di strumenti multimediali

    Non se ne esce nemmeno con le campagne del terrore

    • #5604

      Mastic
      Amministratore del forum

      Non è che io mi sia stupito e la cosa mi sia risultata nuova. Piuttosto mi sono rotto di sentir parlare dei motociclisti solo come smanettoni, con moto superpotenti, che vanno a 200 e anche 300, e ci lasciano le penne.
      Mi sono stufato anche perché, parallelamente, non vedo fare nulla per la vera utenza a rischio: quelli che non sanno di rischiare e si fanno male andando a 45 al lavoro.

      Queste statistiche mi hanno offerto lo spunto per far notare che le cose non stanno come in molti credono. Ecco il perché del mio tono.
      E mi rivenderò questo articolo nelle sedi opportune. Forse questo dovevo spiegarlo prima che Franco si chiedesse se sono veramente un babbeo che non si era accorto di come stanno le cose.
      :-*

      • #5650

        zio franco
        Partecipante

        Forse questo dovevo spiegarlo

        A me no,avevo capito benissimo,ho fatto finta di cascare dal pero per poi fare il saputello per evidenziarlo maggiormente,questa è la logica corrente in fondo

        E forse fa comodo così al pensiero comune,eliminare gli smanettoni risolverebbe il problema,almeno con la propria coscienza
        Invece bisogna lavorarci su,tutti i giorni,in tutti i luoghi,a tutti i livelli,sopratutto al livello di coscienza del pericolo per il prossimo,quello più debole

      • #5701

        Mastic
        Amministratore del forum

        Ahah, così mi hai fatto fare la figura del rinco!

  • #5649

    Bobpezzadoo
    Partecipante

    Bisognerebbe fare una distinzione tra motociclisti e scooteristi, perchè essendo di entrambe le categorie e avendo un occhio molto attento in città, noto inequivocabilmente che la guida facilitata dalla trasmissione automatica è più veloce nel traffico che con la moto. E io sono di quelli che sta molto attento, vedo spessissimo scooteristi che guidano a vita persa tra le auto, superano incroci con precedenza con un ottimismo ineguagliabile.

    Tempo fa, in città sui 70 all’ora mi sorpassa e mi taglia la strada una ragazza su un sh 150, forte del mio all’epoca beverly 500, le sono andato dietro per dirle che cosa avevamo rischiato. In tutta Viale Italia che è una delle poche a doppia corsia, con molto traffico, non me la sono sentita di guidare come stava facendo lei. Dopo circa un km l’ho ripresa al semaforo, mi affianco e vedo che tra le sue braccia in piedi sulle pedane aveva un bambino si e no di 6 anni. Mi è venuto dal cuore dirle che cazzo stava facendo e lei tranquillamente mi ha fatto il dito, verde e ripartita a mille. Questa è una smanettona, una pazza senza senso del pericolo, lei fa parte di questa statistica ma non è una motociclista, ha rischiato più lei in viale Italia che io negli ultimi 5 anni di passi con la moto.

    E per quanto riguarda i motociclisti, tre anni fa alle prime armi con la moto da trial ho partecipato ad un memorial per un amico, completamente fuori tipologia di moto fina a quel momento usata ero convinto che non avrei conosciuto nessuno. Una volta arrivati ad un punto di raduno in cima ad un monte mi sono trovato tra gli amici di sempre, gente che non vedevo da parecchio sul Passo del Bracco, e tutti dicevano la stessa cosa: ho paura della gente che gira per strada, da noi tra l’altro c’è il boom di turismo e siamo invasi da marzo ad aprile di cinesi che non capiscono una mazza.

    • #5702

      Mastic
      Amministratore del forum

      Giusto Bob, ma per la politica, per chi è fuori dal nostro mondo, sempre di mezzi a due ruote si tratta.
      Che poi, io non sono convinto che si debba parlare di distinzione fra scooteristi e motociclisti. Molti sono passati alla moto e ormai sono ex-scooteristi su moto. Di solito naked di media cilindrata. Che facciamo, creiamo una nuova sottocategoria?
      No, il problema è che in questo paese dove non si fa niente (non si fa niente) bisognerebbe porsi il problema di capire cosa sta succedendo, magari anche ascoltando persone esperte, e valutare come intervenire. Invece non si fa niente. Tranne chiedere alle polizie di controllare la velocità. E per fortuna molte persone non sanno che la metà degli etilometri sono fermi nei laboratori del ministero perché ne è scaduta la taratura periodica, e i laboratori non erano in grado di rinnovare rapidamente a tutti.

      P.S. a volte ci sono anche dei motociclisti veri che rischiano stupidamente. 2gg va mi ha passato un tizio con GS1200. Per chi la conosce, Appia, a scendere da Albano verso Roma. Un rettilineo di km e km, con i cancelli delle ville che si affacciano sulla strada. Una strada a 2 corsie molto larghe. Il tachimetro sale, fino ai 140 abbondanti. A un certo punto, lontano, noto una macchina ferma sulla destra. Ha le ruote girate verso sinistra. Una situazione che mi fa scattare tutti gli allarmi e la chiusura del gas. Il tizio non si è posto minimamente il problema. Ha tenuto il gas aperto e ci è passato in pieno. Nei miei corsi teorici ho un caso di studio di un motociclista morto, con il video dell’incidente, e spiego che a quelle velocità, calcolando la profondità di campo della visualizzazione media di un automobilista, i tempi di reazione e i metri al secondo che percorre il motociclista, si è fuori dalla possibilità che l’automobilista ti veda per tempo. Ecco, un po’ di fisica elementare per capire che è una roulette russa. L’ho lasciato andare via quel tizio con il GS.

  • #6092

    Bobpezzadoo
    Partecipante

    Si, il “mezzo gareggio” fa parte di tutti noi, il mezzo gareggio è quella situazione di sfida non alle brutte dove cerchi di far capire all’altro e viceversa che ci sai fare e che lasciar perdere sarebbe più intelligente…. i Gsisti, non tutti, ma dalle mie parti spesso sono ex Tmaxisti e non me ne vogliano anche loro, anche perchè ne ho avuto uno per 16 mesi e 22000km, ma quest’ultimi hanno spesso una sensazione di onnipotenza dovuto alla semplicità di guida dell’accelera frena e dalle dimensioni minori di un’auto. Una volta su una moto con il telaio da moto, con il baricentro basso come un ruote basse dovuto al boxer e con freni che fanno il loro lavoro, queste persone spesso le trovi ad andare veramente stupidamente troppo veloci.

    Che lo stato sia totalmente ignorante sul mondo delle due ruote lo si capisce anche dai nuovi divieti per i fuoristradisti.

    Ci vorrebbe una federazione svincolata dallo stato che puntasse ai solo i interessi dei suoi iscritti, invece sembra PIU’ UN CANE DA GUARDIA CHE TIENE BUONI NOI per non farci fare “casini”. Dai motard francesi abbiamo moltissimo da imparare, ricordo quasi 35 anni fa una protesta a due ruote che consisteva nel semplice girare intorno alla rotonda dell’ Arco di trionfo con la creazione di un ingorgo epico durato anche molte ore dopo la ritirata delle moto. Ne ricordo un altro dove bloccavano un casello facendo passare tutti gratis. Più di una volta lo stato francese ha accettato le condizioni dei cugini motociclisti francesi, cedendo a proteste prolungate nel tempo. Impariamo da loro.

    • #6094

      Mastic
      Amministratore del forum

      Comunque i divieti per i fuoristradisti non sono passati. Non se n’è fatto nulla, come al solito.

      Invece non ho un giudizio così negativo nei confronti della FMI. A parte la vicenda dei Forestali, sulla quale la Federmoto non ha preso posizione.
      Per il resto, siamo sulla stessa linea d’onda

      • #6101

        Bobpezzadoo
        Partecipante

        Mastic scrive: Comunque i divieti per i fuoristradisti non sono passati. Non se n’è fatto nulla, come al solito.

        http://www.cittadellaspezia.com/Liguria/Attualita/Secco-no-del-Cai-alle-moto-sui-sentieri-248501.aspx

        noi siamo in piena lotta, chi va a piedi vuole comandare a tutti i costi, chiudono una strada che per tutti noi è una che facevamo anche con le auto a 18 anni, larga anche 5 metri con fondo roccioso…. Una prepotenza fatta da persone che non sanno neanche tenere un falcino in mano, io, nel mio piccolo, dopo la pausa estiva, ho ricominciato aprendo spessissimo con tanto di sega strade chiuse dai molti alberi caduti alle prime tempeste.

  • #12379

    Mastic
    Amministratore del forum

    Il tempo passa e nulla cambia. Il tempo passa inutilmente.
    Confesso che stento a capirne il motivo. L’articolo di quest’anno sui dati relativi agli incidenti è praticamente uguale a quello dello scorso anno.
    In questi 365 giorni ho letto e sentito le solite stronzate di gente che parla senza prendersi manco la briga di studiare un po’ prima. Ho visto le solite iniziative sterili sul tenere la testa sulle spalle quando si guida, che mi ricordano le due foto della moglie e dei figli attaccate con la calamita sul cruscotto della macchina, insieme alla scritta “non correre papà”. Poi papà faceva come gli pareva con l’acceleratore, ovviamente.

    Quello che sfugge è che la maggior parte dei “motociclisti” rischiano senza sapere di rischiare. Il nodo è quello. E se non ce ne rendiamo conto e non interveniamo su questo, non otterremo nulla.
    Dobbiamo insegnare ai neomotociclisti a guidare, a fare le curve e le frenate, certo. Ma anche a riconoscere le situazioni di pericolo. Lo scriveva @schwarz sul mio profilo LinkedIn, oggi. E ha pienamente ragione.

    Qualcun altro ha scritto che è la scoperta dell’acqua calda. Giusto. Il problema è che quell’acqua calda sembra che la conosciamo solo noi che in moto ci andiamo da sempre.

  • #12380

    Schwarz
    Partecipante

    L’esperienza è quella cosa che ottieni dopo che ne avresti avuto bisogno. Ma… c’è anche quella degli altri.
    Indosso da sempre il paraschiena, ma non sono mai caduto sulla schiena. Un amico che invece lo ha messo ed è caduto non è su una sedia a rotelle, e io da allora mi sento nudo senza.
    Questo si può spiegare, si può tentare di convincere. Ma a volte la testa è dura e ad esempio un mio collega viene tutti i giorni in ufficio con un jet che avrà dieci anni (ormai il guscio sarà diventato fragile) senza paraschiena, d’estate senza guanti. Gli spieghi, gli dici, ma niente.
    Se su questo non ce la si fa, figurarsi sul dire ad altri che quando passi in mezzo alle macchine devi stare attento alle ruote, a guardare negli specchietti per vedere se ti stanno guardando, a guardare se stanno telefonando, a stare attento se passi a dx che non ci sia un uscita dello svincolo. A capire da come uno sbanda se è attento. Se c’è il nonnetto che va a 80 in corsia di sorpasso probabilmente qualcun altro vorrà passarlo a destra e non ti guarderà. Potrei andare avanti per ore… ma in sostanza se uno non percepisce un pericolo (attitudine di un oggetto o di un comportamento di causare un danno) uno non lo eviterà. Se non stima correttamente il rischio (possibilità di un accadimento) allora uno non gli darà il giusto peso. Rischio e pericolo insieme = morti sulle strade. Se uno non vuole capire non glielo puoi imporre. Ma sarebbe bello che i “veterani” del commuting potessero spiegare a chi vuole fare il commuter a cosa stare attento. Magari pagato da un ente pubblico, che risparmierebbe denaro a palate da questo. Ah già, scusate.. siamo in Italia…

  • #12429

    luka02
    Partecipante

    Leggo l’intervento di @schwarz e sono totalmente d’accordo con ciò che scrive.
    Bene l’uso dei sistemi di protezione (casco, paraschiena ecc.) ma ancor più importante è il riuscire a prevenire le situazioni di potenziale pericolo per l’incolumità di chi viaggia su due ruote. Capire da piccoli particolari e atteggiamenti degli altri quello che pottrebbe accadere un minuto dopo. Spesso è ciò che fa la differenza tra il tornare a casa e finire in ospedale o peggio.
    Dobbiamo essere noi motociclisti ad adattarci agli altri e non pensare o credere che siano gli automobilisti ad adattarsi a noi. Al di là di comportamenti pericolosi come telefonare alla guida o peggio ancora leggere messaggi sullo smartphone, loro non sono abituati a “cercare” le due ruote ma sono più attenti alle altre auto, furgoni ecc. Non tutti sono così, ci mancherebbe ma per provocare un incidente ne basta uno.
    Questo non vuol dire che io mi ritenga migliore.
    Ho sbagliato anch’io come altri, soprattutto da giovane, nel non sapere valutare il pericolo in tempo. Mi è sempre andata bene per fortuna, ma soprattuto mi è servito da lezione. Ad accrescere il mio bagaglio di esperienza.
    Ciao a tutti
    Luka

  • #12565

    Mastic
    Amministratore del forum

    Tutto è partito dai numeri annunciati dal Centro di Monitoraggio della Sicurezza Stradale della Regione Lombardia, la scorsa settimana: il 44% di motociclisti che hanno incidenti guidano distratti.
    Possibile???

    Ho chiamato l’amico Lorenzo Borselli, che si occupa professionalmente di sicurezza stradale e… è finita che siamo stati un’ora al telefono, abbracciando vari temi. A quel punto trascrivere la telefonata era sin troppo facile.
    Prendiamolo come un punto di partenza per sviluppare ulteriormente l’argomento e tenerlo caldo.

    Intanto QUI trovate l’articolo con l’intervista di Borselli

    • #12566

      zio franco
      Partecipante

      Borselli ci fa piangere…

      Torniamo alla distrazione che è una causa davvero inaspettata
      Vero è che si fa presto ad indicare questa causa come origine di tutti i mali,ce lo dicono fin dai tempi della scuola ! “il ragazzo potrebbe ma è distratto”.
      Facile così senza andare a fondo
      Può essere anche che come tante volte abbiamo scritto,non ci sia stata quella prevenzione che tutti noi conosciamo bene per averci salvato il culo dalla distrazione,stavolta si,degli altri,assicurandoci di essere visti,prevenendo la mancanza di visibilità certa da parte altrui.
      Quindi magari distrazione si può tradurre mancanza di attenzione nel prevenire la distrazione altrui
      Chi redige i verbali non è tenuto a conoscere l’atteggiamento di un motociclista esperto,e gli viene servita su un piatto d’argento la giustificazione meno impegnativa : non ha evitato sufficientemente il pericolo,perchè era concentrato solo sulla propria guida (e magari guardava il contakm per non farsi impalare dall’autovelox (a me è successo)
      Anche gli animali ad esempio,cinghiali e caprioli ormai sono come i piccioni,li trovi e se non stai attento ti fanno male. Le amministrazioni si levano le castagne dal fuoco con i cartelli di pericolo “animali vaganti”,e quindi è certo che non sei stato attento al cinghiale che sbuca dalla recinzione,non sei stato pronto ad evitare il capriolo che ti salta sul serbatoio….e certo,è distrazione….’tacci tua

      Ma facciamo anche autocritica anzichè vittimismo
      La distrazione è anche stato d’animo,e siccome i problemi sono tanti e girano i coglioni spesso,non sempre va come scrive il Dolfy che con una gita sul lago per andare al lavoro si fa pace col cervello,anzi proprio per lo stato di grazia ci si ritrova ad andare “in automatico”
      Questo c’insegna che non è concesso nemmeno quel salvavita di cui il cervello ha tanto bisogno,e questo a maggior ragione nell’urbanità giornaliera
      L’aumentata velocità media di tutti i mezzi impone attenzione commisurata appunto,e non è immediato il parametro di correzione. Con i mezzi moderni il differenziale istantaneo di velocità raddoppia in pochi istanti,ma non sempre altrettanto raddoppia l’attenzione,anzi i pensieri oltre al panorama circostante che distrae con messaggi studiati per attirare l’attenzione sono in continuo conflitto con il timore,anche quello di perdere punti,soldi,tempo e tutto quello che ci passa per la mente volenti o nolenti.

      E noi si paga tutto,tutto e subito accidenti

  • #12567

    Lollo
    Partecipante

    Perchè non prendere spunto dai nostri cugini francesi e montare una protesta di sensibilizzazione?
    Loro, lo hanno fatto per l’inasprimento dei limiti di velocità su strade extraurbane (considerato ingiusto), e recentemente, per l’aumento delle tasse sui carburanti, raggiungendo un livello di mobilitazione impensabile in un paese come il nostro, nel quale il pensiero Nazionale è : “quello che non mi tocca direttamente è affare d’altri…”!!
    La sensazione generale che mi pervade in questi ultimi anni (saranno gli anni che avanzano o effettivamente i tempi che cambiano?) è che tutto quello che ci accade, venga affrontato con leggerezza: “Panta Rei” dicevano gli antichi…per vivere tranquilli, lasciamo che tutto scivoli via;
    anche questo è un modo di affrontare la vita…però l’Educazione, sia civica che stradale, sono ormai lontani ricordi (come faceva notare Lorenzo Borselli) e più ci si addentra nella anarchia comportamentale alla guida di veicoli, sempre più potenti e apparentemente sicuri (vedi le varie
    dotazioni elettroniche che facilitano sempre più il compito dei guidatori), più le possibilità di provocare incidenti crescono, questo perchè ormai la “paura” non è più la nostra alleata, a suggerirci di rallentare in prossimità di un incrocio, o di prestare attenzione alle strisce pedonali quando superiamo le auto ferme in coda…E ci sentiamo quindi onnipotenti, sia in auto che sulle
    due ruote, dimenticando che, quando la realtà si riaffaccia a presentare il conto, è ormai troppo tardi.
    Riccardo, che facciamo? Vogliamo indossare il nostro gilet giallo anche noi?
    😉

  • #12568

    Mastic
    Amministratore del forum

    Comprendo e apprezzo l’autocritica di Franco, ma questa volta voglio essere un po’ più convinto che le colpe non siano nella nostra distrazione. Al limite nella nostra leggerezza, nell’impreparazione di alcuni (quelli dell’ultima ora).

    Quanto al movimentismo cui fa riferimento Lollo, l’Italia non è la Francia. Qui ho visto manifestazioni annunciate come oceaniche finire miseramente in un’uscita fra amici. Campagne con raccole di firme risolversi nel nulla. Funzionano solo le campagne di comunicaziobe. Se fatte sui social

  • #12670

    Netbikers
    Amministratore del forum

    Intanto oggi, 17 dicembre, è uscito il rapporto del Ministero dei Trasporti sugli incidenti del 2017.

    Incidenti stradali: online il rapporto sulle statistiche 2018

    Per tornare a uno dei problemi citati da Lorenzo Borselli nell’intervista di pochi giorni fa: il ritardo cronico dell’Italia nella compilazione delle statistiche degli incidenti stradali (Le palle al piede della sicurezza stradale)

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